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GIOVANNI ANDREA DELL’ANGUILLARA, Le Metamorfosi di Ovidio ridotte da Giovanni Andrea dell’Anguillara in ottava rima, Venezia, Libro IV
Tutto quel fa, che in mio dispregio puote
Questa de' figli altera, e de la sorte,
Ch'altro non dice mai, che del nipote,
Bastardo de l' infido mio consorte.
E con superbe, e gloriose note
De' primi il fa de la celeste corte,
E tanto questo essalta, e gli altri annulla,
Che la potentia mia non v'è per nulla.
Ben si sà contra ogn'un (s'alcun l'offende)
Il suo superbo alunno vendicare.
Et fa, che 'l marinar di Lidia prende
La forma del Delfino, e solca il mare.
Contra il proprio figliuol la madre accende,
E 'l fa parere un porco, e lacerare.
Le figlie di Mineo fa cieche al lume,
E che volan di notte senza piume.
