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Nicolò degli Agostini, Ovidio Metamorphoseos in verso vulgar, Venezia1522 (I ed.), IV, f. 37

Di Clitia mutata in herba detta girasole

 

 

Volse il Sol dopo Clitia veder mai

ma da se di continuo la scaccioe

laqual per poner fin a gli suoi guai

un giorno tutta ignuda si spoglioe

e su la terra con dolori assai

nove di, e nove notti si aggiroe

perche come egli per il cielo andava

con il volto ella atorno il seguitava.

E tanta fu la pena che sofferse

a regirarsi al sol, che la tapina

ultimamente in herba si converse

livida, & vil com’era la meschina

ne percio l’opra del girar non perse

anzi piu fissa ognhor sera, e mattina

sempre lo mira, e di lui se ne dole

e chiamasi quelherba girasole.

 

 

Allegoria di Clitia

La allegoria di Clitia mutata in girasole, per Clitia che hebbe invidia della sorella, s’intende de l’huomo libidinoso, ben che la verita della historia fu che Apollo a cui è dedicato il sole inamorossi in Crete in Leucothoen, & prima era giacciuto con Clitia, laquale per invidia accuso la sorella al padre & fu sotterrata viva, & cosi fu vero, & per questo dice ovidio che la diventò arbore d’incenso, perche in quello orto dove la fu sepellita erano anticamente sempre state molte piante d’incensi. Et poi per questo Apollo volse mai vedere Clitia la qual cosa ella si se dispero & mori di stizza & di fame, & fu trovata in una campagna fra quella herba che si chiama girasole. Onde Ovidio poetando dice che la divento girasole & ancor dice perche ella seguitava Apollo, il quale e posto per lo sole. Hora questa castita e sotterrata, quando s’intende a libidine. Ed dice che Clitia invidiava la sorella, cioe s’intende l’huom libidinoso, & stolto, il qual ha invidia a chi fa piu di lui, & se egli ha alcuno conoscimento subito per lo vitio di lussuria lo perde. Et percio dice Ovidio che quanto che l’huomo sta fermo nelle buone opere, lo sole, cioe la luce della gratia vera sta con lui. Ma poi che dal bene si parte perde la detta luce. Dilche avedendosi & essendo pentito del suo errore rivolgendosi quella ella non l’abbandona, ma restando ostinato nello error suo non la puo ne veder ne sentire, ben che gli stia contra, & cosi diventa fiore che poco, o niente dura.