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NICCOLÒ DEGLI AGOSTINI, Tutti li libri de Ovidio Metamorphoseos tradutti dal litteral al verso vulgar con le sue allegorie in prosa,Libro VIII
DE ICARO, E DI PERDICE
Mentre col figlio Dedalo nadava
vola[n]do sopra il mar co[m]e v’ho detto
Icaro alq[ua]nto da lui si scostava
e vuolse troppo alzarsi il poveretto
tanto chel sol alquanto lo pressava
il qual arse le penne al giovinetto
in modo che nel mar precipitoe
et morto in ello ne la fin ristoe
Dedal come il figliol vide affocare
al suo cor hebbe dolor infinito
et si calo senza punto tardare
sopra la rena con volo expedito
dove poi stete tanto ad aspettare
che gettor lo[n]de, il corpo sopra il lito
come e costume antico, & lor natura
et gli diede in la sabbia sepoltura
Icar dopo i quel mar fu nominato
che prese il nome del detto figluolo
di Dedal, perche in lui si fu afocato
et poi sepulto appresso il marin suolo,
quando Perdice chin uccel cangiato
da Pallas fu, ver lui si mosse a volo
mostra[n]do haverne gaudio oltra misura
di la vennuta a Dedalo sciagura
Di Dedalo nipote fu costui
alqual le sue virtuti glinsegniava
si che di dodeci anni quanto lui
quasi sapeva, ond’el se natristava
che per cagione de li ingegni sui
in ogni cosa inver quello aguagliava
et fu si pronto, & si svegliato, e desto
che ritrovo la siega, e dopo il sesto
E p[er] invidia essendo un giorno ad alto
ambi saliti sopra duna torre
Dedalo il pinse & far li fece un salto
per volerli dal corpo lalma sciorre
ma prima che toccassi il duro smalto
Pallas chogni innoce[n]te al fin soccorre
mossa a pieta del suo stato infelice
mentre el cadeva lo cangio in pervice
Cotesto uccello e di cotal natura
che sempre appresso terra suol volare
et giusto il suo poter fuge ogni altura
e per isterpi suol lova sua fare
che si ramenta de la sua sciagura
e sempre ha tema di non traboccare
e Dedal per coprir il suo peccato
lo pianse, e molto si mostro turbato
Per questo dice Ovidio che sto uccello
di lo affanno di Dedal si allegroe
come di suo nemico iniquo, & fello
et che sopra la testa li voloe
et si com’era sempre mesto quello
dive[n]ne lieto, e festeggiando andoe
chogni giusta vendetta in ogni loco
a chi oltraggiato vie non
giova poco
ALLEGORIA DI PERDICE
La allegoria di Perdice mutato in uccello e che questo Perdice fu uno homo di grande ingiegnio & fu discipolo di Dedalo il quale mori si come narra il testo. Ma moralmente dovemo per Dedalo intender lo ingiegnio che e cosi nomato in greco vulgare, & per Perdice lhomo dotato di esso ingiegnio, il qual p[er] qualche vitio particulare il p[ren]de o di gola o di ebriezza & p[ren]de[n]dolo cade nel peccato partendosi da Dio & si cangia in uccello, cioe de homo in animale. Il qual uccello riten il nome dil convertito in lui, & cosi come mentre era humano havea la voce expedita mutandosi di effigie lha rauca & fioca come ha[n]no tutte le perdici, i quali uccelli sempre sono pe[n]sosi & vola[n]o piu propinqui alla terra che tutti li altri.
