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FABIO MARRETTI, Le Metamorphosi d’Ovidio in ottava rima col testo latino appresso, nuovamente tradotte da M. Fabio Marretti gentilhuomo senese, senza punto allontanarsi dal detto poeta. apud Bologninum Venetiis, Libro ottavo pp. 236-240

 

Ma lo’nfelice padre, hor non piu padre.

Icaro (Disse) ove sei Icar disse?

Ove deggio cercar le tue leggiadre

Membra dolente? e mentre Icarri disse,

Sparte per le salze onde avvien che squadre

Le penne, e le sue arti maledisce,

Et in bianco sepolcro il corpo serra,

E dal sepolto il nome hebbe la terra.

 

Da un’elce ramoso una pernice

Garrula vide dentro al urna quello

Per le membra del suo figlio infelice,

E ne fè con le penne applauso, e snello

Col canto anchor del suo gaudio felice

Fece fede l’alhora unico augello,

Per li anni avanti mai non piu veduto;

Hor Dedal per tua colpa augel venuto.

 

Tua sorella il figliuol ti diè con patto,

Che lo struissi; essendo ella ignorante

De i fati d’esso; & a imparare era atto,

Che due volte sei anni havea l’infante;

Il qual di mezzo al molle pesce tratto

L’essempio con l’ingegno suo prestante,

Notandovi la spina, insu i taglienti

Ferri intagliò continuati denti.

 

E l’uso de la sega in questo modo

Ritrovò egli a tutti gli altri avanti.

Indi due stil di ferro giunse a un nodo,

Accioche in quei di spatiò egual distanti

Stesse una parte fissa come chiodo,

L’altra formasse il tondo: e invidia a i santi

Studi Dedalo havendo da la rocca

Di Minerva precipite il trabocca.

 

E caduto da se’l finse, ma’l nume

Grati a gli ingegni atti ad egregie imprese

Palla il ricolse, e lo velò di piume

In mezzo al aere, e nuovo augel lo rese;

Ma del veloce ingegno il grande acume,

Che’l giovenetto havea gia, si distese

E nel’ale, e ne i piei, ch’essa formogli,

E’l nome usato suo primier restogli.

 

 

Ma hoggi questo augel d’andar sublime

In aer col corpo suo fugge la prova,

Né sovra i rami in elevate cime

Anco giamai suo nido intesse, o cova,

Vicino a terra il volo suo deprime,

E ne le basse siepi pone l’uuova,

Di poggiar su l’altezze ognhor paventa,

Che de l’antico caso si rammenta.