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GIOVANNI de’ BONSIGNORI, Ovidio Methamorphoseos vulgare, Venezia (I ed.; composto tra 1375-1377), XIV, capp. XI-XII, f. CXX

Dela Sybilla Cumana

[…] Tu dei saper che gia io fu amata da Phebo et sio mi fosse voluta maritare aluio io saria dea. Ma sperando egli potermi avere mi comincio acorrumpere con doni et disseme: domanda et haverai tutto ciò che desdererai di avere. Alhora io me ipii le mane di polvere e dissi io domando chio possa havere tanti natali quante sono queste polvere: et noda che natale e uno di singulare dedicato ad excellente persona per cui si fa festa et specialmente si pigli el di di la sua nativita: sogionse Sybilla e disse: una cosa me manco a domandar la gioventute eternale, ma come tu vedi io son in grande vechieza: et gia e la giovineza da me partita: et sapi chio son gia venuta .vii. anni et e dibisogno chio vegia molti secoli almeno ancor per trecento anni. Percio io vedero anchora .ccc. metiture e .ccc. mosti; et anchora vera tempo nel quale io diventero tanto picola che la consumatione chio non cognosero chio fossi amata da Phebo et non cognoscero ch’io giamai gli piacessi: et elli si vergognera di avermi amata: et tanto mivero che niuna persona mi pora vedere.

Allegoria

Sybilla non e nome proprio ma e nome de officio si come e dire poeta: et tanto vuol dir Sybilla in grammatica greca: quanto indivina et alhora chi invdivinava era chiamata Sybilla. Ma perche costei visse appresso mille anni furono reperte X sibille che in quello tempo sono dico perche sono indivine gli fo dito Sybille. Che Apollo la amasse: dovemo sapere costui fo dio de gli indivinatori e dela chiareza: et perche costei sapea indivinare: se dice che era amata da phebo che e nel proprio nome de Apollo.