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1584

GIAN PAOLO LOMAZZO, Trattato dell’arte della Pittura, Scoltura e Architettura, in Scritti sulle arti 1580 – 1630, cap. XV “Della Forma dell’Oceano, di Nettuno, delle Ninfe e monstri marini”, pp. 511 - 512:

 

Le Ninfe marine, il quale è nome generale di tutte le umidità, furono figliuole di Nereo, dio marino e di Dori, sua sorella, onde alcune si nomano Nereidi: e di loro Omero nella Iliade ne ricorda trenta..Ma io, lasciando nondimeno l’altre, dirò solamente di Galatea, così chiamata dalla bianchezza che rappresenta in lai forse la spuma dell’acqua. E però, secondo Esiodo ha d’avere le chiome bianche e la faccia simile al latte. Così Polifemo, innamorato di lei, lodandola appresso di Ovidio, la chioma più bianca de i bianchissimi ligustri, e Filostrato, in una favola che finge del Ciclope, introduce Galatea che se ne va per lo mar quieto sopra un carro tirato da delfini, governati e retti da alcune figliuole di Tritone, che stanno intorno alla bella Ninfa presti sempre a servirla; et ella alzando le belle braccia, stende alla dolce aura di Zefiro un panno purpureo per fare coperta al carro et a se ombra. Le chiome non si gli hanno da fare sparse al vento, ma come bagnate hanno da stare distese, parte sopra la candida faccia e parte sopra i bianchi omeri.

E di lei ne fu già fatta una sopra una conchilia con Polifemo e diversi Dei marini che furavano le sue Ninfe, in varij atti, da Raffaello in Roma, in casa del Ghisi, con alcuni Amori per l’aria saettanti intorno, e lei tirata da delfini in mare.