24: Pigmalione

Titolo dell'opera: Pigmalione e la statua d’avorio

Autore: Pieter van der Borcht

Datazione: 1591

Collocazione: Metamorphoses,  Anversa 1591

Committenza: 

Tipologia: incisione

Tecnica: xilografia

Soggetto principale: Pigmalione al lavoro; Pigmalione giace con la statua divenuta donna vera

Soggetto secondario: Pigmalione supplica Venere di concedergli una sposa simile alla sua statua

Personaggi: Pigmalione, statua, Galatea

Attributi: martello, scalpello (Pigmalione); nudità, rigidità (statua)

Contesto: scena d’interno

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Alpers S., The decoration of the Torre de la Parada, IX, Arcade Press, Brussels 1971, pp. 87-89.

Annotazioni redazionali: Le 178 incisioni ovidiane di Pieter van der Borcht furono pubblicate nel 1591 da Plantin-Moretus. Si tratta di una collezione di illustrazioni delle Metamorfosi di Ovidio, priva di testo, che si inserisce nella tradizione legata a Bernard Salomon. Le incisioni sono stampate sulle pagine a destra, mentre a sinistra si trova un breve sommario in latino. Svetlana Alpers sottolinea che la loro caratteristica peculiare è la notevole enfasi data al paesaggio, a discapito delle figure. La dipendenza dal modello di Salomon è evidente per il fatto che l’opera contiene lo stesso numero di illustrazioni, disposte nella stessa sequenza, dell’edizione de La Metamorphose d'Ovide figurée pubblicata a Lione nel 1557. In ogni caso van der Borcht muta il disegno delle figure e, a causa del suo interesse per il paesaggio, elimina l’azione drammatica. Per quanto riguarda l’illustrazione del mito di Pigmalione, van der Borcht non apporta in verità notevoli innovazioni rispetto all’incisione di Salomon. Infatti la rappresentazione è ambientata, come nel testo ovidiano, in uno spazio chiuso, la bottega e più in generale la casa dello scultore ed illustra la medesima sequenza narrativa (Cfr. scheda opera 20). A sinistra, Pigmalione scolpisce la statua con martello e scalpello. La rappresentazione di questo momento del mito presenta una particolarità: van der Borcht non segue infatti Salomon e colloca la statua in lavorazione in posizione orizzontale, poggiata su di un tavolo, secondo un’iconografia tipica delle illustrazioni medioevali (Cfr. schede opera 05 e 12). In alto a sinistra, lo scultore si reca al tempio di Venere per supplicarla di concedergli una sposa simile alla sua statua. L’effigie della dea si trova all’interno di un tempio circolare colonnato, identico a quello di Salomon. Seguendo fedelmente il testo ovidiano, van der Borcht rappresenta anche la fiamma che palpitò tre volte, ad indicare che la dea acconsentiva alla sua richiesta. A destra, lo scultore giace con la statua che ha preso vita per intervento divino.

                                                                                                                                    Silvia Trisciuzzi