08: Pigmalione

Titolo dell'opera: Pigmalione e la statua

Autore: Anonimo

Datazione: seconda metà XV sec.

Collocazione: Oxford, Bodleian Library, Douze MS 194

Committenza: 

Tipologia: incisione

Tecnica: 

Soggetto principale: Pigmalione si inginocchia dinanzi alla sua statua

Soggetto secondario: 

Personaggi: Pigmalione; statua

Attributi: nudità (statua)

Contesto:  

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Fleming J. V., The Roman de la Rose, Princeton New Jersey 1969, p. 229; Agamben G., Stanze. La parola e il fantasma nella cultura occudentale, Torino 1977, p. 74; Guillaime de Lorris – Jean de Meun, Le Roman de la Rose, versione italiana a fronte di D’Angelo Matassa G., L’Epos, Palermo 1993, 2 vol., vv. 20885-20886

Annotazioni redazionali: Nel Roman de la Rose Pigmalione è connotato come fol amour secondo gli stilemi e gli atteggiamenti della lirica trobadorica. Questo aspetto è estraneo al poema ovidiano (Pigfc02) in cui lo scultore non è preda dei sensi di colpa. Agamben riconosce nei sentimenti del Pigmalione di Jean de Meun la “dottanza” degli stilnovisti, misto di “non innocente speranza e torva disperazione”.  L’accento è posto sul carattere morboso e perverso dell’amore per l’ymaige che appare come peccato di lussuria ed idolatria insieme. L’atto di inginocchiarsi rimanda ancora all’ambito cortese cavalleresco della sottomissione alla proprio dama ed indica il carattere cerimoniale dell’amore di Pigmalione. L’incisione mostra Pigmalione, privo degli attributi tradizionali, come gli arnesi da scultore, in ginocchio dinanzi la statua che sembra essere viva. Potrebbe trattarsi del momento dell’animazione della statua, ma in realtà, se si legge attentamente il testo, si può vedere che tale atto è compiuto dall’uomo nel momento in cui, prostrato dalla sua passione non ricambiata, chiede perdono all’effigie amata per averla accusata di freddezza (Pigfm11). E’ stato sottolineato il carattere idolatrico dell’amore di Pigmalione, visibile nel porsi in ginocchio non davanti ad un’immagine sacra, bensì dinanzi ad un simulacro, per di più raffigurante una donna nuda, come nell’arte pagana.

                      Silvia Trisciuzzi