04: Pigmalione

Titolo dell'opera: Pigmalione al lavoro

Autore: Anonimo

Datazione: 1370 ca.

Collocazione: New York, Pierpont Morgan Library, Ms. 503, fol. 137 v.

Committenza: 

Tipologia: miniatura

Tecnica: 

Soggetto principale: Pigmalione al lavoro

Soggetto secondario:  

Personaggi: Pigmalione; statua

Attributi: scalpello, martello (Pigmalione); rigidità (statua)

Contesto:  

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Egbert V. W., The Medieval artist at work, Princeton, New Jersey 1967, p. 74;Fleming J. V., The Roman de la rose, Princeton New Jersey 1969, p. 233; Agamben G., Stanze. La parola e il fantasma nella cultura occudentale, Torino 1977, pp. 73- 83; Guillaime de Lorris – Jean de Meun, Le Roman de la Rose, versione italiana a fronte di D’Angelo Matassa G., L’Epos, Palermo 1993, 2 vol., vv. 20787-20810

Annotazioni redazionali: La miniatura, tratta dal codice Ms. 503 contenente il Roman de la Rose, mostra Pigmalione intento a scolpire la statua con martello e scalpello. Egli indossa abiti dell’epoca, così come la statua che emerge da un blocco di legno, anzichè d’avorio come è specificato nel testo di Jean de Meun. Ciò può essere ricollegato alla volontà di rendere la metamorfosi in donna viva più plausibile poichè l’avorio era usato nel Medio Evo solo per sculture di piccole dimensioni. Il fatto che il blocco di legno che lo scultore sta lavorando sia posto in posizione verticale è una innovazione rispetto all’iconografia tradizionale precedente che prevedeva una posizione orizzontale (Cfr. schede opera 05 e scheda opera 12). La rappresentazione di Pigmalione come artista al lavoro deriva direttamente dal testo di Jean de Meun che lo presenta come un artista capace di scolpire qualunque tipo di materia, legno, metallo e cera che un giorno decise di creare una statua che gli desse fama immortale. E’ quindi assente il peccato delle Propetidi, donne di Cipro che negarono la divinità di Venere e che per punizione furono le prime prostitute, trasformate poi in pietre (Met. X, 237-242), da cui prende l’avvio il racconto, come una sorta di nemesi alla loro hybris, nel testo ovidiano.  Lo scultore nel testo francese non è l’uomo pio che decide di condurre una vita celibe, ma un artista che, ricercando l’opera immortale, cade vittima, a causa della sua vanagloria, di un amore folle per la sua opera.

Silvia Trisciuzzi