03: Pigmalione

Titolo dell'opera: Pigmalione e la statua

Autore: Anonimo

Datazione: 1350-1375 ca.

Collocazione: L’Aja, Museum Meermanno Westreenianum, 10 B 29, fol 119 v.

Committenza: 

Tipologia: miniatura

Tecnica: 

Soggetto principale: Pigmalione abbraccia la statua ormai viva

Soggetto secondario: 

Personaggi: Pigmalione, statua

Attributi: 

Contesto: scena di interno

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Agamben G., Stanze. La parola e il fantasma nella cultura occudentale, Torino 1977, pp. 73-83; Guillaime de Lorris – Jean de Meun, Le Roman de la Rose, versione italiana a fronte di D’Angelo Matassa G., L’Epos, Palermo 1993, 2 vol., vv. 21121-21144.

Annotazioni redazionali: La miniatura raffigura il momento in cui Pigmalione abbraccia la statua ormai divenuta donna grazie all’intervento di Venere. A differenza del racconto ovidiano in cui il comportamento della fanciulla è improntato a timidezza e pudore (“Si non obstet reventia, velle moveri”, Met., X, 251; “erubuit, timidumque ad lumina lumen/ attollens”, Met., X, 293), nel Roman de la Rose (Pigfm11) ella rivolge la parola all’uomo, definendosi sua compagna ed amante ed affermando di non essere un fantasma. Secondo Agamben è proprio la teoria medioevale del fantasma a chiarire il significato della favola mitica ed anche la struttura stessa dell’opera che ha inizio con l’episodio di Narciso alla fonte ed è connotata interamente in relazione all’ymaige, riflessa per Narciso, creata per Pigmalione. Tale fantasma, forma impressa nei sensi dagli oggetti sensibili che permane nella fantasia in assenza di essi, ha un ruolo centrale nell’innamoramento che si connota come un amore “per ombra”. Agamben sottolinea come la scoperta medioevale dell’amore sia la scoperta della sua irrealtà, del suo carattere fantasmatico appunto. Il mondo classico non aveva una tale concezione. Fu quindi il Medio Evo a porre il fantasma come momento centrale dell’amore, spostando l’attenzione dalla visione alla fantasia. La fontana o lo specchio rappresentano così il luogo amoroso per eccellenza, tanto che nel Roman il “miroers perilleus” di Narciso si identifica con la Fontana d’Amore. Per l’uomo medievale il tratto saliente della storia di Narciso è il suo innamorarsi “per ombra”, il confondere l’immagine con la realtà. L’errore di Pigmalione consiste nel tentare di appropriarsi dell’immagine, la quale, una volta animata, afferma di non essere un fantasma e quindi di non essere più irreale. Da un punto di vista iconografico, la miniatura presenta i due personaggi da soli, come sempre nelle rappresentazioni di età medioevale, stretti in un abbraccio, all’interno di quella che presumibilmente è la bottega dello scultore, come si può intuire dal tavolo scorciato.

Silvia Trisciuzzi