60: Orfeo e Euridice

Titolo dell’opera: Orfeo libera Euridice dall’Ade

Autore: Peter Paul Rubens (1577-1640)

Datazione: 1636-1638

Collocazione: Madrid, Museo del Prado

Committenza: Filippo IV re di Spagna

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela (194×245cm)

Soggetto principale: Orfeo conduce Euridice fuori dagl’Inferi

Soggetto secondario: 

Personaggi: Orfeo, Euridice, Plutone, Proserpina, Cerbero

Attributi: lira (Orfeo)

Contesto:

Precedenti: Peter Paul Rubens, Orfeo ed Euridice lasciano gl’Inferi, 1635 ca., Svizzera, collezione privata

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Bellori G. P., Le vite de’ pittori, scultori ed architetti moderni, Roma, 1672, pp. 284-285; Alpers S., Manner and meaning in some Rubens Mythologie, in “Journal of the Warburg and Courtald Institutes”, XXX, 1967, pp. 272-295; Alpers S., The decoration of the Torre de la Parada, in “Corpus rubenianum Ludwig Burchard”, vol. IX, Arcade press, Bruxelles 1971, pp. 218-234; J. C. Müller Hofstede, Opmerkingen bij enige tekeningen van Rubens in het Museum Boymans-van Beuningen, XIII, 1962, pp. 112-114; Bodart D., (a cura di), Rubens, De Luca edizioni d’Arte, Roma 1990, p. 140; Vergara A., Rubens and his Spanish Patrons, Cambridge University Press, USA 1999, pp. 124-130

Annotazioni redazionali: Torre de la Parada, letteralmente la Torre della sosta, era un padiglione di caccia situata sulla cima di una collina distante dieci miglia da Madrid, commissionato dal re di Spagna Filippo IV tra il secondo e il terzo decennio del XVII secolo. Al primo piano del casino furono realizzate numerose stanze: nove stanze e una piccola cappella per gli usi del re, un bagno, una stanza di ricevimento, due stanze per la regina e una grande sala chiamata Galeria del Rey o Galeria del Estado. Le fonti menzionano anche tre o quattro stanze al pianterreno, che contenevano molteplici opere d’arte. La storia della costruzione di questa struttura è raccontata da Jéhan Lhermite, un fiammingo che scrisse un resoconto della sua permanenza in Spagna tra il 1587 e il 1602. Nel 1672 Bellori scriveva: “Havendo il Rè di Spagna Filippo Quarto fabbricato il Palazzo della Torre della Parada tre leghe distante da Madrid, così nominato da una gran torre, alle cui falde è posto l’edificio, volle adornarlo tutto di pitture ne’ sopraporti, e soprafenestre, e ne altri vani, e sin ne gli anditi, e ripiani delle scale. Furono in Madrid le tele fatte à misura, e mandate al Rubens à dipingere in Anversa con favole delle Metamorfosi, et altri componimenti tanto aggiustati che un quadro con l’altro si congiunge, havendosi infraposto in alcuni vani schersi d’animali fatti da Sneyers Pittore eccellentissimo in questo genere”. La decorazione del nuovo padiglione di caccia di Torre de la Parada fu l’ultimo importante ciclo diretto da Rubens. Dei 63 quadri, dei quali eseguì tutti i bozzetti, l’artista dipinse solo quindici tele di sua mano, e affidò le altre opere di grande formato a collaboratori quali Jacob Jordaens, Cornelis de Vos ed Erasmus Quellinus. Il lavoro fu commissionato dal re di Spagna Filippo IV ma i dettagli relativi all’esecuzione furono concordati da Rubens e dal cardinale infante Ferdinando, governatore dei Paesi Bassi e fratello cadetto del re. Come molti altri artisti prima di lui, Rubens ha raffigurato il momento in cui Orfeo dopo aver ottenuto che la moglie ritorni con lui nel mondo dei viventi lascia l’Ade insieme a lei. Il cantore vestito solo di un panno rosso che gli lascia scoperto il busto, con il capo coronato e la lira portata in spalla, cerca con la mano sinistra la mano della sua compagna che è dietro di lui e, la guarda con la coda dell’occhio. Euridice, raffigurata come la Venere pudica, con il braccio sinistro che cerca di coprire il seno e la mano destra che sorregge il drappo azzurro che le copre il resto del corpo, guarda in direzione di Proserpina, regina dell’Ade che le ha permesso di ricongiungersi al marito a patto che lei si incamminasse dietro di lui e Orfeo davanti a lei senza mai guardarla prima di essere usciti dalle porte del Tenaro. Proserpina è vestita di nero, ha il seno scoperto, il capo velato e con la mano destra indica Euridice. Plutone è seduto accanto a lei, ha il busto scoperto, le gambe accavallate e le braccia intrecciate a reggere un lungo scettro. Ai piedi di Proserpina c’è il cane a tre teste Cerbero, la cui presenza in opere dedicate al mito di Orfeo ed Euridice è molto frequente. Il tutto si svolge in un’atmosfera cupa. Dietro ad Orfeo ed Euridice si vede una struttura architettonica sostenuta da colonne. Poco tempo prima Rubens aveva già dipinto lo stesso soggetto con varianti minime rispetto all’opera oggi conservata al Prado.

Maria D’Adduogo