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1499

FRANCESCO COLONNA, Hypnerotomachia Poliphili

Testo tratto da: Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili, (a cura di Ariani M. e Gabriele M.), riproduzione dell’edizione aldina del 1499, Milano 2006, tomo I, pp. 285, 286, 433; tomo II, pp. 291, 445

Perlaquale cosa, cu la mete devia firmissimamte teniva tale non essere stato quel dulcisono che Euridice portata nelle volucre tinge adlinfere e opacissime sedie, dalle eterne fiame liberoe. (Inebriato, era fermissimamente convinto che ben diverso era stato il dolce accento che liberò dalle eterne fiamme Euridice, portata alle pallide dimore infere sul veloce tiro a tre.)

Limpidissimamente coniectando, che Euridice Rodopea non sarebbe stata dalla venenosa vipera mordicata, ne poscia per quello sopra le tre iuge da plutone allinfere e tartarine sedie e alto Barathrodevehecta. Si essa ad Aristeo placiuola se havesse praestata.(Anche la rodopea Euridice, a ripensarci con estrema lucidità, se si fosse mostrata accondiscendente con Aristeo, non sarebbe stata morsa dalla vipera velenosa, né poi perciò sarebbe stata trasportata sul triplice cocchio da Plutone nel profondo baratro dell’infero Tartaro).