33: Giove e Ganimede

Titolo dell’opera: Ganimede ed Ebe

Autore: Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1503-1540)

Datazione: post 1534

Collocazione: Parigi, Museo del Louvre, sala delle arti grafiche di XVI secolo

Committenza:

Tipologia: Disegno

Tecnica: Penna ad inchiostro marrone con acquerellature marroni (14,8 x 9,5 cm)

Soggetto principale: Ganimede serve gli dei con una coppa

Soggetto secondario: Ebe usurpata del suo ruolo di coppiera olimpica giace a terra

Personaggi: Ganimede, Ebe

Attributi: patera, anfora (Ganimede); anfora (Ebe)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti: Francesco Mazzola, Ganimede stante in un paesaggio tiene nella sua mano desta una coppa, disegno a penna con acquerellature marroni (19 x 16 cm), 1530-40, oggi perduto.

Francesco Mazzola, Studio per Ganimede, verso di disegno a matita rossa e penna (13,1 x 8,7), 1534, Amsterdam, Rijksprentenkabinet.

Francesco Mazzola, Studio per Ganimede, verso di disegno a matita nera (26,6 x 16,5 cm), post 1534, San Marino, Huntington Library and Art Gallery.

Derivazioni:

Immagini: http://arts-graphiques.louvre.fr/fo/visite?srv=mipe&paramAction=actiongetImage&idimgprinc=18&idFicheOeuvre=112156&provenance=mlo&searchInit=

Bibliografia: Popham A.E., Catalogue of the drawings of Parmigianino, New Heaven e Londra 1971, vol. I pp.43, 163, 179; vol. III pp.352, 376-377

Quintavalle A.G., Parmigianino.Disegni, La Nuova Italia, Firenze 1971, pp.1-4; pp.16-17.

Marongiu M., Il Mito di Ganimede prima e dopo Michelangelo, Mandragora,Firenze 2002, p.108

Annotazioni redazionali: Fra il 1527 ed il 1535, Francesco Mazzola, meglio conosciuto come il Parmigianino, “realizza numerosi disegni per i quali è difficile trovare un collegamento con le altre opere che l’artista eseguiva in quegli stessi anni” (Popham, 1949). Si tratta di alcuni disegni a tema mitologico ed allegorico, per lo più realizzati a matita o penna acquerellata, tutti compiuti e ricchi di dettagli; due di questi rappresentano il mito di Ganimede: il Ganimede ed Ebe del Louvre e il Ganimede serve il nettare agli dei di Londra (Cfr. scheda opera 32). Marcella Marongiu ci ricorda che “dato il carattere formalmente compiuto” – dei disegni –  “non si esclude che l’artista possa aver elaborato questi motivi in vista della futura traduzione in un altro medium come l’incisione” (Marongiu, 2002). A tal proposito vedremo come G.B. Frulli, amico e collaboratore di Parmiginino, in un'incisione del 1550, riprenda caratteri peculiari del disegno qui in esame oggi conservato al Louvre di Parigi. Da questo disegno il Frulli non riprende soltanto il tema mitologico, ma la posizione stessa del giovane Ganimede: centrale e con un braccio alzato a reggere una coppa; Frulli riprese l’ambientazione nell’Olimpo in presenza di altre divinità dall’altro disegno dedicato dal Parmigianino al mito di Ganimede: “Ganimede serve nettare agli dei" (1527-34) conservato a Londra presso la collezione Embricos. Il disegno “Ganimede ed Ebe” è documentato fin dai tempi del Vasari presso la collezione del Cavalier Baiardo, e a partire dagli anni ’70 del 1700 nelle sale del Louvre di Parigi diretto da Vivant Denon, dove lo ritroviamo tuttora, nella sala delle arti grafiche di XVI secolo. In questo disegno, Parmigianino rappresenta il momento immediatamente successivo all’arrivo di Ganimede all’Olimpo: quello in cui Ganimede sostituisce Ebe diventando coppiere degli dei. Solamente alcune fonti narrano dell’allontanamento di Ebe dall’Olimpo a seguito dell’arrivo di Ganimede, (Ganfc04; Ganfm05; Ganfm12; Ganfr03); mentre la maggior parte delle fonti letterarie, fra cui anche lo scritto ovidiano delle Metamorfosi, lo ricordano come momento indipendente dall’ascesa di Ganimede e successivo alle nozze di Ebe con il dio Vulcano. Fra le fonti che spiegano i motivi della cacciata di Ebe da parte di Giove, la più completa è quella di Giovanni de’ Bonsignori (Ganfm12) in cui troviamo due ragioni che portarono alla sostituzione di Ebe. La prima ragione si riferisce alla caduta, provocata dallo stesso Giove con una folata di vento, che durante un banchetto olimpico spinse a terra Ebe privandola di tutti i suoi indumenti. L’accaduto provocò lo sdegno dei divini commensali, la repentina cacciata di Ebe, che non aveva dimostrato la grazia degna di una dea, e la sua immediata sostituzione con Ganimede. La seconda ragione, che ritroviamo anche nello scritto rinascimentale di Niccolo’ degli Agostini, parla di un “errore” scoperto da Giove relativo al “beveraggio” (Ganfr03) che condusse allo stesso risultato. Non sappiamo a quale delle due fonti si riferisca Parmigianino nel suo disegno, ma vedendo Ebe nuda, in terra, potremmo presupporre che si riferisca alla folata di vento di cui parla Bonsignori; e a dimostrarlo c’è anche l’unico panneggio di Ganimede gonfiato dal vento. Il giovane Ganimede, dalla corporatura atletica, è posto al centro della scena, e mostra una torsione elicoidale del busto che permette all’osservatore di guardarlo da più punti di vista, come se stesse ruotando (Quintavalle, 1971). Infatti, le gambe risultano quasi viste da dietro, il busto è di profilo ed il volto gira verso lo spettatore, ma il suo sguardo è rivolto ad Ebe. La posizione di Ganimede ricorda l’Apollo del Belvedere: egli tende il braccio destro in alto per sostenere una coppa da cui si dipanano infiniti raggi di luce, che avvolgono l’intera scena. È facile immaginare che Parmigianino abbia tratto ispirazione proprio dall’Apollo del Belvedere per questo disegno, in quanto nel suo primo viaggio a Roma, compiuto fra il 1524 ed il 1527, avrà sicuramente avuto modo di ammirare e studiare di persona tale scultura. Di questo disegno possediamo due importanti precedenti, che raffigurano il mezzo busto superiore di Ganimede, preso mentre solleva la coppa luminosa. Le due bozze sono conservate presso l’Huntingthon Library and Art Gallery di San Marino e presso il Rijksprentenkabinet di Amsterdam. Quella di San Marino è paricolarmente interessante perché ci fornisce una datazione precisa, dopo la quale è possibile collocare la realizzazione del disegno. Questa bozza si presenta come un unicum nel suo genere in quanto si trova sul recto di un disegno preparatorio per il bambino della “Madonna dal collo lungo” (http://agora.forumfreenet/?t=15119578 ). Sappiamo che quest’opera fu commissionata a Parmigianino il 23 Dicembre 1534 dalla confraternita di S. Maria dei Servi a Parma; questo dato ci permette di collocare il disegno di Ganimede in un periodo di poco successivo a quella data, o quantomeno contemporaneo ad essa, per cui la datazione del nostro disegno sarà necessariamente compresa fra il 1534 e il 1535. Quintavalle, superando la semplice lettura formale dell’opera, riassume nel suo testo la visione alchemica che Fagiolo dà a questo disegno, secondo cui “il giovane, che tiene in mano una coppa ed un piatto che irradiano luce verso la ninfa sdraiata, raffigura lo ‘spiritus sulphur’ cioè il sole; la fanciulla che spreme una poppa e si specchia nel vaso allude al ‘lac virginis’ cioè a Mercurio, il vaso corrisponde al ‘vaso di Pandora’ e il tutto è allusivo all’età dell’oro” (Quintavalle, 1971). Possiamo concludere dicendo che, probabilmente G.B. Frulli trasse spunto da questo disegno per la sua incisione “Ganimede nell’Olimpo” del 1550, in cui Ganimede, seppur di profilo, appare con le braccia nella stessa posizione del disegno di Parmigianino.

Silvia Simonetti