32: Giove e Ganimede

Titolo dell’opera: Ganimede serve nettare agli dei.

Autore: Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1503-1540)

Datazione: 1527-1534

Collocazione: Londra, collezione Embricos

Committenza:

Tipologia: Disegno

Tecnica: Penna ad inchiostro marrone con acquerellature marroni (18 x 14,8 cm)

Soggetto principale: Ganimede serve nettare agli dei con una coppa ed un’anfora

Soggetto secondario: Convivio fra gli dei

Personaggi: Ganimede, Bacco, personaggi in costume all’antica.

Attributi: Coppa, anfora (Ganimede); corona di vite ed otre (Bacco)

Contesto: Scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Popham A.E., Catalogue of the drawings of Parmigianino, New Heaven e Londra, Londra 1971, vol. 1 p. 217; vol. 3 p. 372; vol. 3 p. 376.

Quintavalle A.G., Parmigianino.Disegni, La Nuova Italia, Firenze 1971, pp.1-4; pp.16-17

Marongiu M., Il Mito di Ganimede prima e dopo Michelangelo, Mandragora,Firenze 2002, p.108

Annotazioni redazionali: Un interessante confronto nasce dalla lettura comparata di questo disegno del Mazzola e di quello conservato al Louvre di Parigi (Cfr. scheda opera 33) in quanto entrambi vengono realizzati fra il 1527 ed il 1534, con la medesima tecnica e lo stesso soggetto. Il disegno oggi conosciuto come “Ganimede serve nettare agli dei” è documentato, ai tempi del Vasari, nella collezione del Cavalier Baiardo e negli anni ’70 del 1700 presso il Louvre diretto da Vivant-Denon; ma, a differenza del “Ganimede ed Ebe” rimasto nelle sale del Louvre, il “Ganimede serve nettare agli dei” giunge a Londra, nel 1949, presso la collezione Embricos, tramite donazione del Conte di Northmanton (castello di Ashley). La scena qui rappresentata è un convivio di divinità, successivo all’ascesa di Ganimede all’Olimpo, in quanto il giovane appare già come coppiere olimpico. Le fonti letterarie si soffermano raramente a descrivere questo momento, limitandosi a dire che, in seguito al rapimento, Ganimede ottiene insieme all’immortalità anche il compito di servire gli dei; oppure descrivendo il banchetto olimpico come sfondo alle effusioni fra Giove e Ganimede. Solamente Euripide ne: Ifigenia in Aulide (Ganfc06) sembra narrare proprio la scena disegnata dal Mazzola. Infatti ai vv. 1051-1054 troviamo scritto: “Ganimede, il favorito di Zeus, / versava nei calici d'oro il nettare biondo agli dei. /Sul candido lido del mare le cinquanta/ Fanciulle del dive/ Nereo festeggiando le nozze/ Intanto danzavano”. Osservando bene il disegno del Parmigianino, notiamo che ai piedi di Ganimede scorre un torrente, riferibile al “mare” ed indubbiamente le figure oltre quel corso d’acqua sono divinità. Fra di loro riconosciamo Bacco, sull’estrema sinistra della composizione, che beve da un’anfora ed è agghindato con una corona di vite; Saturno dietro di lui, canuto e dal viso solcato dalle rughe degli anni; appena più a destra un Apollo con il braccio alzato fra due figure femminili, una delle quali abbigliata all’antica (forse la protagonista dello sposalizio del testo) ed una divinità fluviale ai suoi piedi; mentre sulla destra c’è una Venere accompagnata da due amorini che le servono da bere. Per maggiori informazioni sul ciclo di disegni si rimanda alla scheda opera 33.

Silvia Simonetti