30: Giove e Ganimede

Titolo: Ratto di Ganimede

Autore: Michelangelo Buonarroti (1475-1564)

Datazione: 1532

Collocazione: Cambridge, Fogg Art Museum, Harvard University Art Museums

Committenza:

Tipologia: disegno

Tecnica: carboncino (361 x 275 mm)

Soggetto principale: il ratto di Ganimede

Soggetto secondario:

Personaggi: Ganimede; Giove (sotto forma di aquila)

Attributi: aquila (Giove, Ganimede); cani (Ganimede)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti: Michelangelo Buonarroti, Ratto di Ganimede, disegno a matita nera, 1504 ca, Firenze Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi; Michelangelo Buonarroti, Ratto di Ganimede, disegno a matita rossa, 1528-1530, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.

Derivazioni: G. Bernardi, Il ratto di Ganimede, placchetta in bronzo, 1533 ca, Ravenna, Museo Nazionale (Cfr scheda opera G. Bernardi);N. Beatrizet, Ratto di Ganimede, incisione a bulino, 1533-35, Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, Gabinetto Disegni e Stampe; B. Franco, La battaglia di Montemurlo, dipinto a olio, 1537 ca, Firenze, Galleria Palatina (Cfr scheda opera B. Franco); G. Clovio, Ratto di Ganimede, tempera su pergamena, 1538, Firenze, Casa Buonarroti; Bottega dei Fontana di Urbino, Ratto di Ganimede, coppa istoriata con smalti policromi, 1544, Bologna, Museo Civico Medievale ( Cfr scheda opera Bottega dei Fontana di Urbino)

Immagini:

Bibliografia: Hirst M., A drawning of the rape of Ganymede by Michelangelo in Burlington Magazine, vol. 117, No. 864 (Mar. 1975), p. 166; Hirst M., A drawning of the rape of Ganymede by Michelangelo in Essays presented to Myron P. Gilmore, a cura di Bertelli S. e Ramakus G., La Nuova Italia Editrice, Firenze 1978; Joannides P., Michelangelo and his influence. Drawning from Windsor Castle, National Gallery of Art, Washington 1997; E. Panofsky, Studi di iconologia, Einaudi, Torino 1999; Marongiu M. (a cura di), Il mito di Ganimede prima e dopo Michelangelo, Mandragora, Firenze 2002.  

Annotazioni redazionali: Il disegno in esame, conservato dal 1955 al Fogg Art Museum di Cambridge, venne riconosciuto nel 1975 da Michael Hirst come copia di un celebre disegno (purtroppo perduto) donato nel 1533 da Michelangelo a Tommaso dè Cavalieri, giovane patrizio romano con il quale strinse un’intensa amicizia sulla base di comuni interessi culturali. Il foglio, raffigurante il Ratto di Ganimede, venne donato in pendant con un altro disegno (La punizione di Tizio) oggi fortunatamente conservato presso la Royal Academy di Londra. Entrambi i disegni rientrano in quella specifica categoria di opere michelangiolesche definite da Johannes Wilde presentation drawnings, cioè disegni realizzati per essere donati e non a fini progettuali o di studio. Nello specifico, il disegno con il Ratto di Ganimede donato al Cavalieri appare, da un punto di vista strettamente compositivo, diviso in due parti: nella parte inferiore sembra appena riconoscibile la presenza di tre cani e degli attrezzi da caccia del giovane, mentre nella parte superiore è rappresentato il gruppo protagonista dell’intera composizione: Ganimede condotto in volo verso l’Olimpo da Giove sotto le spoglie di un’aquila. Una straordinaria descrizione del gruppo è proposta da Panofsky negli Studi di Iconologia: “Ganimede in uno stato di trance, senza volontà o pensiero proprio, ridotto all’immobilità passiva della ferrea stretta di ferro dell’aquila gigantesca, mentre la positura delle braccia suggerisce l’atteggiamento di una persona svenuta o di un cadavere, e la sua anima è realmente rimossa dal corpo.” E sempre negli Studi di Iconologia Panofsky offrì un’interessante lettura iconografica del disegno, in riferimento al suo pendant (La punizione di Tizio). Sulla base dei principi esposti dal Ficino e dal Landino, i due disegni, rappresenterebbero allegoricamente le due condizioni dell’amore: da una parte le sofferenze a cui conduce la passione (La punizione di Tizio),  dall’altra la condizione di beatitudine propria del sentimento amoroso (Il ratto di Ganimede). Il tema iconografico del ratto di Ganimede venne proposto più volte dallo stesso Michelangelo, variando generalmente solo il formato (ora verticale, ora orizzontale) ma riproponendo spesso la stessa iconografia e la stessa impostazione compositiva, come nel caso del celebre disegno del 1504 conservato a Firenze nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. L’opera donata da Michelangelo al giovane Cavalieri incontrò un’enorme fortuna, costituendo all’interno della secolare tradizione iconografica del mito una sorta di cesura e ispirando numerose repliche delle quali il modello michelangiolesco rimase sempre il punto di riferimento imprescindibile, nonostante le singoli varianti introdotte dai diversi autori. Tra le derivazioni più celebri ricordiamo l’incisione di Nicolas Beatrizet del 1542, oggi conservata a Napoli, presso il Gabinetto di Disegni e Stampe del Museo di Capodimonte, che rappresenta la più antica incisione ricavata dal disegno michelangiolesco, e la miniatura di Giulio Clovio del 1538 della Casa Buonarroti di Firenze. 

Gabriella D’Onofrio