25: Giove e Ganimede

Titolo dell’opera: Ratto di Ganimede

Autore: Baldassarre Peruzzi (1481-1536)

Datazione: 1510-1511

Collocazione: Roma, Villa della Farnesina, volta della Loggia di Galatea

Committenza: Agostino Chigi (1466-1520)

Tipologia: dipinto

Tecnica: affresco

Soggetto principale: l’aquila rapisce Ganimede

Soggetto secondario:

Personaggi: Ganimede, aquila

Attributi: aquila (Ganimede)

Contesto: cielo

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Saxl F., La fede astrologica di Agostino Chigi, interpretazione dei dipinti di Baldassarre Peruzzi nella sala di Galatea della Farnesina, Reale Accademia d'Italia, Roma 1934; D’Ancona P., Gli affreschi della Farnesina in Roma Ed. del Milione, Milano 1955; Mori G., Baldassarre Peruzzi, Oroscopo di Agostino Chigi, Loggia di Galatea, in I luoghi di Raffaello a Roma, a cura di Cassanelli L., Rossi S., Multigrafica editrice, Roma 1983, pp. 38-40; Lippincott K., Two astrological Ceilings Reconsidered: the “Sala di Galatea” in the Villa Farnesina and the “Sala del Mappamondo a Caprarola”, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 53, 1990, pp. 185-196; Gerlini E., La Villa de la farnésine à Rome, Itinéraires des muséès, galeries et monuments d’Italie, n. 2, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1990; Quinlan-Mc Grath M., “The Villa Farnesina, time-telling conventions and reinaissance astrological practice” in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, 58, 1995, pp. 52-71; Marongiu M., Acquario ovvero Ganimede: il mito di Ganimede nelle rappresentazioni astrologiche del Rinascimentoin “Fontes”, 4/5, 2001/02, 7/10 pp. 143-158;Marongiu M., Il mito di Ganimede: prima e dopo Michelangelo, Mandragora Firenze 2002; Cieri Via C., L’arte delle Metamorfosi. Decorazioni mitologiche nel Cinquecento, Lithos Roma 2003, pp. 298-301

Annotazioni redazionali: La decorazione della volta della loggia di Galatea, affrescata dal Peruzzi tra il 1510-1511, è costituita da una complessa figurazione di soggetto mitologico, astronomico e astrologico. Il programma è incentrato sulla presentazione dell’oroscopo del committente, Agostino Chigi, svolto tramite alcune storie mitologiche, molte delle quali sono tratte dalle Metamorfosi ovidiane. La volta si presenta come una vera e propria carta del cielo in cui la posizione dei pianeti e delle costellazioni hanno un preciso riscontro astronomico volto a glorificare il signore della villa. Peruzzi attua un processo di “mitologizzazione” dei corpi celesti, che trova la sua origine fin nei poemi omerici. Questo procedimento si codifica nel V secolo a.C. e si completa successivamente con i cataloghi di Eudoxos di Cnido, con il poema di Arato e con l’opera di Eratostene. Ogni costellazione è connessa con un episodio del mito, per cui si realizza una fusione fra astronomia e mitologia, di cui è un esempio l’opera di Igino, poeta del II sec. d.C., che fu astronomo e mitografo, e che divenne una delle fonti principali dei trattati medievali e rinascimentali. L’episodio scelto dal Peruzzi per la raffigurazione del segno dell’ Acquario, è quello del rapimento di Ganimede. Il giovane troiano è rappresentato coperto da un solo drappo e in posizione quasi orizzontale mentre si sorregge all’ala dell’aquila che, in volo, lo sostiene con i suoi artigli. La forte ispirazione classica sottesa all’intero ciclo fa dispiegare nei vari esagoni gli episodi che sono all’origine dei pianeti e dei segni zodiacali, evitando la semplice presentazione della costellazione. Nel caso dell’Acquario l’artista non rappresenta l’avvenuta trasformazione di Ganimede nel segno zodiacale come viene ricordato nei testi di carattere scientifico ed erudito, ma il suo rapimento ad opera di Giove tramutato in aquila, mostrando come le fonti principali siano il testo ovidiano e quello di Igino. La fortuna dell’iconografia peruzziana è dimostrata dalle riprese da parte di artisti successivi tra i quali, Giovan Battista Palumba (Cfr. scheda opera 24) e Girolamo da Carpi (Cfr. scheda opera 37).

Dario Iacolina