19: Giove e Ganimede

Titolo dell’opera: Ratto di Ganimede

Autore: Antonio Averlino, detto Filarete (1400-1469 ca.)

Datazione: 1433-1445

Collocazione: Città del Vaticano, Basilica di San Pietro, porta bronzea di san Pietro, anta destra, bordo sinistro

Committenza: papa Eugenio IV Condulmer (1431-43)

Tipologia: scultura

Tecnica: rilievo bronzeo

Soggetto principale: Giove (sotto forma di aquila) rapisce Ganimede

Soggetto secondario:

Personaggi: Ganimede, Giove (sotto forma di aquila),

Attributi: Aquila (Ganimede); aquila (Giove)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Roeder H., The borders of Filarete’s bronze doors to St. Peter’s, in “Journal of the Warburg and Courtauld Institutes”, X, 1947, pp. 150-153; Antonio Averlino, detto Filarete, Trattato di Architettura, il Polifilo, Milano 1972; Lord C., Solar imagery in Filarete’s doors to St. Peter’s, in “Gazettes des Beaux-Arts”, LXXXVII, 118, 1976, pp. 143-150; Saslow J., Ganymede in the Renaissance. Homosexuality in Art and Society, Londra 1986, pp. 39-41; La Basilica di San Pietro in Vaticano, a cura di Pinelli A., Panini, Modena 2000, vol. 2, pp. 480-487; Marongiu M., Il mito di Ganimede: prima e dopo Michelangelo, Mandragora, Firenze 2002, p. 22; Cieri Via C., L’arte delle Metamorfosi. Decorazioni mitologiche nel Cinquecento, Lithos, Roma 2003, pp. 311-313

Annotazioni redazionali: Il rilievo bronzeo presenta la figura di Ganimede, abbigliato con una corta tunica all’antica e dei sandali, che abbracciato all’aquila viene condotto in cielo. L’immagine è inserita tra girali di acanto. Secondo la Marongiu, Filarete fu tra i primi a trattare il mito di Ganimede in modo autonomo nella porta bronzea, sui bordi della quale sono state rappresentate numerose scene tratte dal testo ovidiano e dalle favole di Esopo. L’iconografia di Ganimede che abbraccia il collo dell’aquila è poco diffusa, ma già utilizzata in passato (si veda ad esempio la fibia conservata presso lo Staatliche Museum di Berlino, datata 360-350 a.C.). Filarete compie con quest’opera uno dei primi tentativi di recupero della forma anticheggiante in ambito romano. È problematico stabilire quale sia il significato del mito nell’ambito della decorazione complessiva della porta. Tra gli studiosi è abbastanza condivisa la possibilità di lettura del mito di Ganimede in chiave allegorica e moralizzante cristiana, specie se messa in rapporto al testo di Pietro Bercorio, il quale assimila Ganimede a San Giovanni Evangelista e l’aquila a Cristo, leggendo l’elevazione del giovane come innalzamento della mente alla chiarezza e all’acutezza del divino (Ganfm10). Possiamo poi interpretare il riquadro di Ganimede alla luce degli studi di Carla Lord (1976) e di Claudia Cieri Via (2003), che collegano il programma iconografico della porta bronzea vaticana in rapporto all’iconografia del Sole; infatti, Filarete avrebbe potuto far riferimento, per il problema delle porte, alla descrizione della casa del Sole contenuto nel II libro delle Metamorfosi. Questo elemento potrebbe trovare sostegno in alcuni passi del Trattato sull’architettura del Filarete stesso relativi alla descrizione della Casa del Vizio e della Virtù, nei quali compaiono vari rimandi a scene mitologiche d’ambito ovidiano. Rimane tuttavia problematico collocare il mito di Ganimede, di marcata matrice erotica, in questa prospettiva interpretativa; questo potrebbe invece essere considerato come un inserto anticheggiante coerente con la volontà di citare dei passaggi mitologici. Per una trattazione sulla committenza e la realizzazione della porta si veda la scheda relativa all’interno del mito di Diana e Atteone - Cfr. scheda opera relativa.

Sara Piselli