13: Giove e Ganimede

Titolo dell’opera: Il ratto di Ganimede

Autore:

Datazione: IV sec. d.C.

Collocazione: Antakya, Museo Hatay

Committenza:

Tipologia: pittura parietale

Tecnica: mosaico

Soggetto principale: rapimento di Ganimede

Soggetto secondario:

Personaggi: Ganimede, Giove (sotto forma di aquila), pastore, figura allegorica

Attributi: aquila, berretto frigio, pedum, cane (Ganimede); aquila (Ganimede)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.sacred-destinations.com/turkey/antioch-mosaic-photos/ganymede-c-osseman.jpg

Bibliografia: Foucher L., L'enlèvement de Ganymède figuré sur les mosaïques, in “Antiquités Africaines”, 14, 1979, pp. 155-168; Sichtermann H., ad vocem “Ganymedes” in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Zurich, Munchen 1988, vol. IV, pp. 154-169; Marongiu M., Il mito di Ganimede prima e dopo Michelangelo, Mandragora, Firenze 2002

Annotazioni redazionali: Il mosaico in questione è conservato al Museo Hatay di Antiochia ma proviene dall'antica città cilicia di Tarso. Rispetto ai due tipi iconografici individuati da Foucher (1979) per l’iconografia del ratto di Ganimede (nel primo il giovane è raffigurato in volo con Giove trasformato in aquila, il corpo in posizione verticale e/o parallela rispetto all'animale, a simboleggiare la completa accettazione del fanciullo del ratto; nel secondo Ganimede sembra ribellarsi all’atto divino), questa rappresentazione ingloba elementi comuni ad entrambi i gruppi ed aggiunge alcune innovazioni. Se il corpo del Ganimede di Tarso è in asse parallelo a quello dell'aquila, rispondendo ad una caratteristica che Foucher individuava nel primo gruppo di mosaici, la posa del corpo del fanciullo e la drammaticità della scena è avvicinabile alla seconda tipologia. L'innovazione più evidente sta nel trattamento del paesaggio, molto più caratterizzato rispetto ai mosaici precedenti, e alla presenza di altri due personaggi oltre a Ganimede e l'aquila. Il primo sulla sinistra è un pastore compagno del giovane che assiste atterrito alla scena, mostrando un atteggiamento che sottolinea la drammaticità dell'evento. Il secondo personaggio è un'imponente figura femminile assisa su una roccia, che osserva con distacco il rapimento. Per quanto riguarda questo personaggio, Foucher ha prudentemente azzardato che si tratti della personificazione della Frigia, sulla base di un confronto con la  personificazione dell'Arcadia rappresentata nell'Ercole e Telefo di Ercolano (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/images/upload/large/4/1249312929698_02.jpg).

Gaia Dionisi