05: Giove e Ganimede

Titolo dell’opera: Zeus e Ganimede

Autore: Pittore di Pantesilea (attr.)

Datazione: V sec. a.C. ca.

Collocazione: Ferrara, Museo Archeologico Nazionale di Spina

Committenza:

Tipologia: vaso attico (kylix)

Tecnica: pittura a figure rosse

Soggetto principale: Zeus rapisce Ganimede

Soggetto secondario:

Personaggi: Zeus, Ganimede

Attributi: fulmine, scettro (Zeus); gallo (Ganimede)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.mlahanas.de/Greeks/Mythology/TheAbductionOfGanymedeFerrara.html

Bibliografia: Bianchi Bandinelli R., Paribeni E., L’arte dell’antichità classica, Utet, Torino 1976, scheda 380; Alfieri N., Spina. Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, Calderini, Bologna 1979, pp. 52-53; Dover K.J., L’omosessualità nella Grecia Antica, Einaudi, Torino 1985, pp. 21-116; Sichtermann H., ad vocem “Ganymedes” in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Zurich, Munchen 1988, vol. IV, pp. 154-169; Zeitlin F.I., Eros, in I Greci. Storia, Cultura, Arte e Società, a cura di Salvatore Settis, Einaudi, Torino 1996, vol. I, pp. 368-430

Annotazioni redazionali: La kylix in esame proviene dall'importante sito archeologico dell'antica citta portuale di Spina, precisamente dalla necropoli che sorgeva poco distante dal centro abitato, nella Valle Pega. Al Museo Archeologico di Ferrara, ospitato nella prestigiosa sede di Palazzo Constabili, sono conservati i reperti provenienti dagli scavi nella provincia ferrarese ed in particolare da quello di Spina. Questo sito, tra i più importanti nell'ambito dell'archeologia etrusca, ha portato alla luce numerosi oggetti di grande valore, che sottolineano la ricchezza dell'antico centro e i suoi legami con la cultura greca. Non a caso dunque, la kylix raffigurante Zeus e Ganimede è opera proprio di un artista greco, il famoso pittore di Pantesilea. La scena in questione è raffigurata all'interno del vaso e rappresenta il momento preciso del ratto, quello in cui Zeus ha appena afferrato il fanciullo e lo tiene per un braccio. Il dio compare in forma umana poiché l'iconografia dell'aquila si svilupperà solamente in seguito, a partire da IV sec. a.C.. Il giovane Ganimede è raffigurato mentre tiene in mano un gallo: l'uccello, attributo del personaggio, era un dono convenzionale degli uomini greci ai loro giovani amanti, come testimoniano numerosi testi antichi sulla sessualità greca, nonché la commedia di Aristofane Gli Uccelli, del 414 a.C., nella quale gli stessi volatili si vantano di essere figli di Eros proprio perché, grazie al dono di quaglie, porfirioni, oche o galli, gli uomini adulti riuscivano ad accattivarsi i fanciulli. D’altronde la pederastia era una pratica consona nell'ambito dell'aristocrazia greca, tanto da essere considerata una sorta di rito di passaggio, nel quale i giovani aristocratici venivano iniziati alla vita militare e alle virtù morali da uomini adulti ed esperti. Kenneth J. Dover nel suo testo sulla sessualità in area greca (1985), si sofferma sulla kylix di Ferrara ed in particolare sull'atteggiamento di Zeus, violento nell'afferrare Ganimede. La violenza sessuale in Grecia era considerata una delle più gradi onte nonché uno degli atti più bassi che uomo potesse compiere su un suo simile: agli aristocratici greci era quindi consentito di sedurre dei giovinetti, ma era assolutamente vietato usar loro violenza. Da tutto ciò, erano naturalmente esclusi gli dei che, in quanto al di sopra della legge, potevano fare ciò che volevano del genere umano.

Gaia Dionisi