27: Meleagro

Titolo dell’opera: La morte di Meleagro

Autore: Scuola di Fontainebleau

Datazione: 1549-52

Collocazione: Francia, Château d’Anet

Committenza: Enrico II

Tipologia: arazzo

Tecnica:

Soggetto principale: morte di Meleagro

Soggetto secondario: caccia al cinghiale calidonio, vendetta di Altea

Personaggi: Meleagro, Atalanta (morte di Meleagro); Meleagro, Atalanta, cinghiale calidonio, Dioscuri (caccia al cinghiale calidonio);Altea (vendetta di Altea)

Attributi: caccia al cinghiale calidonio:lancia (Meleagro); arco e frecce Atalanta; vendetta di Altea: tizzone, fuoco (Altea)

Contesto: paesaggio boschivo (caccia al cinghiale calidonio, vendetta di Altea); scena d’interno (morte di Meleagro)

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Lévêque J. J., L’école de Fonainebleau, Editions Ides et Calendes, Suisse 1984, pp. 247-248

Annotazioni redazionali:  L’arazzo fa parte della serie la storie di Diana realizzata per il Castello di Anet, nella Francia settentrionale e commissionata da Enrico II, figlio di Francesco I, per ornare l’appartamento di Diana di Poitiers, la donna da lui amata, richiamando l’omonimia con la dea. L’arazzo era una tecnica artistica molto valorizzata scuola di Fontainebleau già da Francesco I, in quanto ben rispondeva al gusto del lusso dell’epoca, per cui l’arazzo diviene non solo protezione dei muri ma anche ornamento della galleria ed assume una funzione sempre più narrativa, con temi desunti spesso dalla mitologia. Delle  tappezzerie commissionate da Enrico II è ora difficile ricostruire l’unità originale. E’ probabile che tutte le parti siano opera di uno stesso artista e a questo riguardo si sono fatti diversi nomi: Philibert de l’Orme, Jean Cousin e Luca Penni. L’ordinamento delle scene rappresenta in modo teatrale i riferimenti mitologici in un’ambientazione antica, con una straordinaria associazione ben ritmata di elementi di architettura con la gestualità dei personaggi. In ordine si trovano Diana piange la morte di Orione, Giove cambia  in rane gli abitanti della Licia, Diana salva Ifigenia, La morte di Meleagro, L’insulto di Niobe, Il trionfo di Diana. Nell’arazzo relativo a Meleagro, in primo piano, sulla destra, viene raffigurata la morte dell’eroe. L’episodio è inserito in un ambiente classico, delimitato da colonne. Intorno a lui vari personaggi esprimono l’angoscia e il dolore per la sua morte, secondo l’iconografia tradizionale. L’eroe è ancora in grado di rimanere sollevato, ma dimostra già il venir meno delle sue forze, con uno sguardo sofferente ed in parte stupito ed incredulo. Vicino a lui ci sono due figure femminili, una delle quali, Atalanta, si china verso l’eroe, con una mano appoggiata sulla sua spalla, con un gesto di conforto, di affetto e di partecipazione al suo dolore. Altre figure circondano il letto di Meleagro, con espressioni tese e drammatiche. Sulla parte a sinistra, in un piano più distante, sono raffigurati i momenti più significativi e determinanti che hanno portato, come conseguenza, all’episodio della morte, secondo una tecnica narrativa molto particolareggiata ed atta ad evidenziare anche elementi di insegnamento, quali l’eccesso e il dramma che possono scaturire da un’ira irrefrenabile. In alto a sinistra viene presentato l’episodio della caccia, che vede impegnati molti giovani, fra i quali spiccano in particolare Meleagro, con la clamide svolazzante, che fronteggia il cinghiale, con la lancia vibrata contro il suo muso, e, dietro a lui, Atalanta con l’arco ancora teso, pronta a scoccare la freccia. Dietro di loro due cavalieri, i Dioscuri, sono pronti ad intervenire. Tutto l’episodio è inserito in ambiente boschivo, con un gradevole ruscello che scorre verso il basso, mentre altri personaggi e vari cani cercano di attaccare l’animale. Nella parte inferiore, sempre a sinistra, con un’unità con quella superiore attuata attraverso le rive del ruscello che prosegue verso il basso, si trovano Meleagro ed Atalanta nella scena del dono della testa del cinghiale, mentre, a destra di questo episodio, è raffigurata Altea che sta mettendo il tizzone dentro le fiamme. La figura di questo personaggio è inserita in un ambiente chiuso, cinto da colonne, che si appoggia alla costruzione in cui Meleagro sta morendo. L’immagine di Altea è drammatica nella sua solitudine, la decisione del suo gesto non lascia spazio a ripensamenti, è stravolta dall’ira nei confronti del figlio e nulla sembra farla recedere dalla sua volontà nefasta. Questo episodio, inoltre, anche se non la cita direttamente, ben si accorda con  le storie riferite a Diana, come voleva Enrico II , in quanto, dietro tutti questi avvenimenti, c’è la volontà della dea che è stata la causa scatenante di tutta la vicenda, in cui i sentimenti di amore, coraggio ed eroismo si sono alternati con quelli di odio, rabbia e vendetta.

Giulia Masone