17: Meleagro

Titolo dell’opera: Il suicidio di Meleagro e di Altea

Autore: maestro Boucicault

Datazione: 1415 ca.

Collocazione: Los Angeles, J. Paul Getty Museum, manoscritto della traduzione francese del De casibus virorum illustrium di Boccaccio, Ms. 63, fol. 16v

Committenza:

Tipologia: miniatura

Tecnica: tempera

Soggetto principale: suicidio di Meleagro ed Altea

Soggetto secondario:

Personaggi: Meleagro e Altea

Attributi:

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.getty.edu/art/collections/objects/o112327.html

Bibliografia: http://www.getty.edu/art/collections/objects/o112327.html

Annotazioni redazionali: La miniatura è opera del maestro di Boucicault, il più importante miniaturista di manoscritti della prima del ‘400 a Parigi e uno degli artisti più raffinati e influenti dello stile internazionale nel Nord Europa. Egli, molto operoso e attivo, sembra aver diretto un gruppo di artisti di talento, che produceva manoscritti commissionati dal re di Francia, da aristocratici di alto rango e da ricchi borghesi. Le sue miniature riprendono l’eleganza e la raffinatezza del gusto di corte. Il nome di Maestro di Boucicault deriva dal libro delle ore da lui realizzato per il maresciallo di Francia Boucicault, Jean le Meingre II. L’alta qualità delle sue miniature e la gradazione della decorazione, nella quale l’artista usa colori nuovi e più saturi, molto costosi in quell’epoca, suggerisce che il libro fosse destinato a qualcuno della corte del re Carlo VI di Francia. Questa raffigurazione, in particolare, si riferisce al mito di Meleagro, presente nel manoscritto, da lui miniato, della traduzione in francese dell’opera di Boccaccio, De casibus virorum illustrium, attuata da Laurent de Premierfait all’inizio del ‘400. Boccaccio era un autore molto popolare tra l’aristocrazia francese, soprattutto nel testo citato, che rappresenta storie di eroi ed eroine esemplari, sia della storia biblica sia della mitologia. L’autore della traduzione non si limitò però solamente a tradurre il testo di Boccaccio, ma aggiunse, in alcuni casi, ulteriori racconti. E’ questo ciò che avvenne proprio per la storia di Meleagro, in cui si indica la morte dell’eroe come un suicidio, avvenuto a seguito del rimorso profondo da lui provato nell’accorgersi delle conseguenze nefande dell’ira che aveva provato nei confronti degli zii. A seguito di ciò, Altea, che si era riproposta di provocare la morte del figlio, si uccide per il pentimento di quanto stava per fare. La scena è ambientata in un paesaggio naturale, elegante e raffinato, secondo il gusto dell’epoca. Anche i due personaggi appaiono riccamente vestiti, con abiti ornati e preziosi. Meleagro, secondo una storia ed un’iconografia del tutto inesistente nella tradizione mitologica, ha già sferrato contro di sé il colpo mortale e si sta accasciando lentamente verso il suolo. Di fronte a lui Altea, con lo sguardo rivolto verso il figlio, sta immergendosi il pugnale nel petto. Sono due figure legate da un forte vincolo di parentela, vicine nel loro gesto definitivo, ma appaiono isolate nel loro dramma, senza alcuna comunicazione nei loro atteggiamenti. Sul piano del significato, naturalmente, tutto ciò sta ad indicare quanto il tema di Meleagro potesse, anche nel Rinascimento, offrire interessanti spunti di riflessione e divenire esemplare per evidenziare i drammi provocati dalle passioni fatali e violente, scatenate da un’ira non frenata dalla razionalità e dalla forza d’animo. Il cambiamento della modalità della morte di Meleagro probabilmente voleva proprio dimostrare quanto l’azione cruenta avesse danneggiato anche chi l’aveva compiuta. L’intento moralistico della vicenda, perciò, traspare molto chiaramente.

Giulia Masone