05: Meleagro

Titolo dell’opera: Caccia al cinghiale calidonio

Autore: anonimo

Datazione: 350 a.C. ca.

Collocazione: Trieste, Museo Civico

Committenza:

Tipologia: anfora apula, di forma Panatenaica

Tecnica: ceramica a figure rosse

Soggetto principale: caccia al cinghiale Calidonio

Soggetto secondario:

Personaggi: Meleagro, Atalanta, cinghiale Calidonio, Dioscuri, Ancheo, compagni di caccia

Attributi: lancia (Meleagro); arco e frecce (Atalanta)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Scarfi B. M., Corpus vasorum antiquorum, Italia, civico museo di storia ed erte di Trieste, L’Erma di Bretschneider, Roma 1969, pp. 14-15; Trendall A. D., Cambitoglou A., The Red-figured vases of Apulia I, 1978; Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Zurigo-Monaco 1992, vol. VI, 1, sub voce Meleager, p. 417;

Annotazioni redazionali: Il vaso, risalente al IV secolo a.C., rappresenta l’episodio della caccia al cinghiale, affrontata da Meleagro e dai suoi compagni. Tutta la narrazione è molto vivace e coglie l’azione e il coraggio dei vari personaggi. Al centro c’è la causa della vicenda: il cinghiale Calidonio, rappresentato con tutto il suo vigore e la sua forza, di dimensioni di gran lunga superiori a quelle degli esseri umani. Intorno a lui si pongono i cacciatori, insieme con i cani. La scena è piena di azione e di drammaticità, la struttura e la grandezza del cinghiale sono determinanti per capire l’impari lotta che si sta svolgendo, a mostrare l’intervento della dea che vuole punire gli uomini. Gli eroi sono intorno alla fiera, mentre i cani, alleati degli uomini, si lanciano contro di essa per cercare di ferirla, ma invano. Un personaggio, Anceo, ormai a terra sulla destra, con il volto di profilo, gli occhi chiusi, il braccio destro dietro il capo, il sinistro appoggiato sul terreno, con una ferita sul corpo da cui sgorga il sangue, reso con pennellate brune, dimostra che il cinghiale ha già colpito e colpirà,  pericoloso e feroce. Meleagro, eroe indomito e coraggioso, è rappresentato nel pieno del suo movimento, di profilo, con le braccia piegate a brandire una lancia, pronto a colpire l’animale. Nonostante la presenza di altri personaggi, il cinghiale sembra volgersi solo contro lui. Di fronte al suo muso pericoloso e violento, per nulla intimidito dalla violenza che traspare dall’atteggiamento dell’animale, Meleagro sembra calcolare con attenzione l’attimo per scagliare la lancia. Un cane, avventatosi sulla schiena del cinghiale, cerca di morderlo, mentre sul fianco della fiera zampilla il sangue dalla ferita ricevuta da Atalanta. In alto a destra, in linea con la diagonale formata dal corpo teso di Meleagro, la fanciulla appare pronta e decisa, con lo sguardo fisso sulla bestia. Il volto teso e volitivo, l’atteggiamento vibrante e vitale dimostrano, al di là delle sue capacità di guerriera, una partecipazione anche sentimentale alla vicenda, attenta a proteggere Meleagro, con la freccia già posizionata e l’arco teso, pronto a colpire. La veste morbida accentua la sua femminilità, lasciando trasparire che, anche in un’azione “maschile”, Atalanta conserva intatta la realtà di donna. Il ginocchio destro è appoggiato a una roccia, per mantenere meglio la sua posizione. Anche sul piano della rappresentazione le due figure sono bilanciate e quasi complementari, come lo sono nell’affetto: di profilo, sulla stessa linea, slanciati in avanti, divisi dal cinghiale. Nella parte centrale del vaso, dove più ampia è la curvatura, e più evidenti quindi le figure, sono rappresentati, con una posizione di accentuata stabilità, i due Dioscuri, riconoscibili per il copricapo. Tutta l’azione è molto dinamica, con intervento umano e divino, e i vari personaggi, uomini e animali, si impegnano in una lotta feroce, al di là dei limiti naturali, così come era la volontà della sdegnata Artemide, quale risulta da tutte le fonti classiche.

Giulia Masone