04: Meleagro

Titolo dell’opera: La morte di Meleagro

Autore: cerchia del pittore Licurgo

Datazione: 360-340 a.C. ca.

Collocazione: Napoli, Museo Nazionale

Committenza:

Tipologia: cratere apulo a volute (57 cm)

Tecnica: ceramica a figure rosse

Soggetto principale: La morte di Meleagro

Soggetto secondario:

Personaggi: Meleagro, Deianira, Tideo, Altea, Afrodite, Eros, Eneo, Peleo, Teseo

Contesto: scena d’interno

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Trendall A. D., Webster T. B. L., Illustration of Greek Drama, Phaidon, London 1971, pp. 98-99; Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Zurigo-Monaco 1992, vol. VI, 1, sub voce Meleager, p. 419; Potrandolfo A., La Lucania, in I Greci in Occidente. La magna Grecia nelle collezioni del museo archeologico di Napoli, Catalogo Electa, Napoli 1996, p. 44; Grimal P., Le garzantine. Mitologia, Garzanti, Brescia 1999, sub voce Tideo, Poto

Annotazioni redazionali:  Il vaso rappresenta il momento della morte di Meleagro. La raffigurazione permette di identificare con chiarezza i personaggi, in quanto indica il nome di ognuno di essi. Meleagro, a destra, è portato morente in casa, tra le braccia del fratello Tideo, che lo sta deponendo amorevolmente su un giaciglio. Sua sorella Deianira si precipita verso di loro per dare aiuto. I tre fratelli sono evidentemente legati da partecipazione ed affetto, come risulta evidente dalla prontezza dei gesti con i quali ambedue portano aiuto a Meleagro. In particolare la tunica di Deianira, svolazzante ed ariosa, dimostra quanto la ragazza si sia avvicinata velocemente per partecipare al dramma. Meleagro appare stupito, colto nel momento in cui le forze stanno finendo, quasi inconsapevole della causa della sua morte. Sulla sinistra un’altra donna, l’unica figura priva d’iscrizione, forse Altea, guarda la scena con un gesto di dolore, a braccia levate, con un’espressione piena di tensione e l’abito in movimento che dimostra la tensione della corsa. La scena è racchiusa in un interno, indicato dalle colonne e dal mobilio caratteristico di una stanza. Altri episodi si svolgono all’esterno della scena principale, in particolare, al di sotto degli avvenimenti suddetti, appaiono Peleo e Teseo, identificabili per l’iscrizione, compagni di caccia di Meleagro, con i loro cani e la rete arrotolata intorno ai pali, usata per catturare il cinghiale. Sono ambedue in atteggiamento mesto, a sinistra Peleo, con il capo chino poggiato sulla mano sinistra, il volto malinconico, di fronte a lui Teseo, con il capo velato in segno di lutto, ripiegato in se stesso, profondamente abbattuto. A destra dell’edificio, in piedi, si trova, in alto, Afrodite che guarda con attenzione la vicenda, e, accanto a lei, un piccolo fanciullo alato, Poto, personificazione del Desiderio amoroso. Ambedue sono chiamati in causa, in quanto il sentimento d’amore è stato una parte importante di tutta la vicenda che ha provocato come conseguenza la morte di  Meleagro. Sotto di loro c’è Eneo con barba, scettro, lunga tunica, che guarda verso l’interno della casa con il braccio alzato per strapparsi i capelli, nel convenzionale gesto di dolore. Il vaso riprende la tradizione euripidea che inserisce sia il tema dell’amore fra Meleagro ed Atalanta, come si evince dalla presenza di Afrodite e di Poto, sia l’accentuazione dei sentimenti contraddittori di Altea, da una parte desiderosa di vendetta nei confronti dell’uccisione volontaria dei suoi fratelli da parte del figlio, dall’altra pentita per il gesto compiuto.

Giulia Masone