57: Cefalo e Procri

Titolo dell’opera: Cefalo e Procri

Autore: Luca Giordano

Datazione: 1697 ca.

Collocazione: Madrid, El Escorial, Casita del Principe

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela (112 x 78 cm)

Soggetto principale: Cefalo accorre verso Procri morente; al suo fianco un uomo, probabilmente il padre, si dispera

Soggetto secondario: sullo sfondo l’episodio dell’inseguimento di Dafne da parte di Apollo

Personaggi: Cefalo, Procri, Eretteo, Eros, Apollo, Dafne

Attributi: freccia (Procri); arco (Cefalo); arco, freccia (Eros); corona d’alloro (Apollo)

Contesto: paesaggio boschivo

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://pintura.aut.org/SearchProducto?Produnum=34952

Bibliografia: Ferrari O., Giuseppe Scavizzi, Luca Giordano: l’opera completa, Electa, Napoli 1992, vol. I, p. 347

Annotazioni redazionali: Luca Giordano, inserendo un uomo anziano alle spalle di Procri e un putto alato nel cielo, sembra assemblare gli elementi presenti nelle opere di Orazio Fidani (Cfr. scheda opera 54) e del Guercino (Cfr. scheda opera 52); a ben guardare, però, il putto è ritratto in un atteggiamento diverso: non piange più, ma tende l’arco in direzione di Cefalo, ed è per questo identificabile con Eros. Cefalo, sopraggiunto di fronte al corpo senza vita di Procri, alza le braccia come a voler dichiarare la sua innocenza , mentre l’uomo anziano, probabilmente il padre della fanciulla, indicando il corpo della figlia guarda il cacciatore con aria accusatoria. La tipica impostazione dinamica barocca non permette di soffermare lo sguardo sull’avvenimento in sé dando una resa teatrale alla scena. La composizione della scena non è molto chiara e in alcuni punti sembrerebbe non fedele al racconto ovidiano del mito. Per quanto riguarda il particolare di  Cupido che scaglia una freccia verso Cefalo, si trova un breve accenno ad esso relativo nel dramma di Chiabrera (CeffrXX), che lo riferisce però a un momento diverso del mito, quello del rapporto con Aurora. Inoltre, nella maggior parte delle rappresentazioni del mito si era sempre fatto accenno al nascondiglio di Procri, provocando quella separazione spaziale a livello compositivo di cui si è precedentemente parlato (Cfr. scheda opera 49); viceversa, qui la sventurata è posta nello stesso spazio in cui si trova è Cefalo. Infine si assiste alla scomparsa del cane, quasi sempre presente nella scena a denotare Cefalo come cacciatore. Proprio a causa della poca chiarezza compositiva, in passato la critica vi aveva riconosciuto l’iconografia di Piramo e Tisbe (Ferrari, 1966), poi smentita dagli stessi autori una trentina d’anni dopo (Ferrari, 1992). Sullo sfondo due figure appena abbozzate sono identificabili con Apollo e Dafne, sebbene non sia rilevabile una connessione tra i due miti.

Roberta Talone