56: Cefalo e Procri

Titolo dell’opera: Aurora rapisce Cefalo

Autore: Scuola di Francesco Albani (1578-1660)

Datazione: 1660

Collocazione: Modena, Galleria Estense

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela

Soggetto principale: Aurora scende dal suo carro per rapire Cefalo

Soggetto secondario: vari amorini volteggiano intorno al carro della dea

Personaggi: Cefalo, Aurora

Attributi: carro, ali (Aurora)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Lavin I., Cephalus and Procris, transformation of an Ovidian myth, in “Journal of the Warburg Institute”, 17, 1954 , pp. 260-286

Annotazioni redazionali: Aurora è dipinta con grandi ali mentre scende dal proprio carro e cinge Cefalo per le spalle; in alto, intorno al carro, volteggiano alcuni amorini che tengono oggetti di vario tipo. Dal momento che Aurora viene rappresentata con le ali unicamente nell’arte classica (Cfr. scheda opera 03),  mentre a partire dal Rinascimento viene raffigurata priva di questo attributo, Irvin Lavin ritiene che l’iconografia di questa tela derivi dall’opera di Gabriello Chiabrera, Il rapimento di Cefalo, messo in scena a Firenze nell’ottobre del 1600 in onore del matrimonio tra Maria de Medici e Enrico IV di Navarra (CeffrXX); infatti, dal resoconto dell’opera del Buonarroti, sappiamo che la dea aveva delle grandi ali. Anche in questo caso poi, come era già accaduto nelle tele di Poussin (Cfr. scheda opera 44 e scheda opera 45) e nell’affresco di Palazzo Farnese (Cfr. scheda opera 38), la scena è stata ambientata nelle ore di poco antecedenti l’alba, riconoscibili dalla luce fioca sullo sfondo; anche per questo particolare infatti ci si deve riferire alla descrizione del Buonarroti che vuole che la rappresentazione fosse stata messa in scena con delle ambientazioni “(...) tanto più ombrose, et il cielo ancora, quanto che quel tempo della notte rappresentandosi antecedente al crepuscolo, poco di chiarore dovea vedersi”. In questo caso però, diversamente da Poussin, l’autore si sarebbe soffermato alla rappresentazione dell’evento in sé senza affrontare minimamente la tematica insita nell’opera teatrale.

Roberta Talone