
Titolo dell’opera: Cefalo e Procri
Autore: Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino (1591-1666)
Datazione: 1644
Collocazione: distrutto nel 1945 (già Dresda, Gemaldegalerie)
Committenza:
Tipologia: dipinto
Tecnica: olio su tela
Soggetto principale: Cefalo si dispera di fronte al corpo morto di Procri
Soggetto secondario:
Personaggi: Cefalo, Procri, Amorino
Attributi: arco, cani (Cefalo)
Contesto: scena all’aperto
Precedenti:
Derivazioni:
Immagini:
Bibliografia: Dresden catalogue, 1929, Die romanischen Länden, n. 361, pp. 168-169; Lavin I., Cephalus and Procris, transformation of an Ovidian myth, in “Journal of the Warburg Institute”, 17, 1954 , pp. 260-286; Salerno L., I dipinti del Guercino, Bozzi, Roma 1988, n. 212
Annotazioni redazionali: Il Guercino sceglie di raffigurare il tragico epilogo del mito: sulla destra il corpo privo di vita di Procri, colpita a morte da una freccia di Cefalo; a sinistra il cacciatore piange per l’accaduto; il suo atteggiamento è ripetuto dall’amorino in alto, il cui pianto indica la tragica fine di un amore. In questa tela la drammaticità e il pathos lasciano il posto a un atmosfera decisamente più malinconica, che nel comunicare un senso di rassegnazione e sconforto di fronte alla morte ricorda quasi il memento mori dell’Et in Arcadia Ego. La comparsa di un arco a terra denota il fatto che Guercino si rifà all’ormai consolidata tradizione figurativa che vede la sostituzione della lancia di cui parlano le fonti letterarie con una freccia.
Roberta Talone
