51: Cefalo e Procri

Titolo dell’opera: Morte di Procri

Autore: Guido Reni (1575-1642) o un suo seguace

Datazione: 1642

Collocazione: Brunschwick, Herzog Anton Ulrich-Museum,

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela

Soggetto principale: Cefalo cerca di estrarre la freccia dal corpo di Procri morente

Soggetto secondario:

Personaggi: Cefalo, Procri

Attributi: lancia (Cefalo); lancia (Procri)

Contesto: paesaggio boschivo

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Lavin I., Cephalus and Procris, transformation of an Ovidian myth, in “Journal of the Warburg Institute”, 17, 1954 , pp. 260-286

Annotazioni redazionali: la tela in analisi mostra il momento che ebbe maggior successo nell’iconografia del mito di Cefalo e Procri a partire dagli affreschi di Peruzzi nella Villa Farnesina a Roma (Cfr. schede opera 23), quello del tentativo, vano, di Cefalo di soccorrere l’amata ferita involontariamente durante una battuta di caccia. Procri è sdraiata in terra, ormai morente, mentre Cefalo sta cercando di estrarle la lancia dal petto; precedentemente, Giulio Romano (Cfr. schede opera 27) e Joachim Wtewael (Cfr. schede opera 36) avevano posto il cacciatore seduto alla spalle di Procri; in particolare, il secondo aveva concentrato l’attenzione proprio sull’estrazione dell’arma letale, che però in quel caso era una freccia. Nel testo di Ovidio (Ceffc06) e nelle versioni rinascimentali è Procri ad estrarre la lancia dal proprio seno; solo nelle versioni di Niccolò degli Agostini (Ceffr04) e di Anguillara (Ceffr07) ci si riferisce al fatto che è Cefalo ad eseguire il gesto immortalato nella tela; tuttavia, entrambi gli autori sembrano un po’ troppo datati per essere indicati come fonti per Guifo Reni.

Roberta Talone