44: Cefalo e Procri

Titolo dell’opera: Cefalo e Aurora

Autore: Nicolas Poussin (1595-1664)

Datazione: 1624-1625 ca.

Collocazione: Yorkshire, Hovingham Hall, Collezione di Sir William Worsley

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela, (79 x 152 cm.)

Soggetto principale: sulla destra Aurora è sdraiata su Cefalo, che sembra non gradire le sue attenzioni; dei puttini mostrano qualcosa a Cefalo

Soggetto secondario: a destra le Ore incitano Aurora a risalire sul carro; Zefiro; sullo sfondo Oceano

Personaggi: Cefalo, Aurora, Zefiro, le Ore, Oceano

Attributi: lancia, cane (Cefalo); carro (Aurora)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://donbarone.bravehost.com/Poussin%20Thumbs2.htm

Bibliografia: Blunt A., Nicolas Poussin, Phaidon Press, Londra 1958, vol. I, p. 103; Blunt A., The paintings of Nicolas Poussin. A Critical Catalogue,Phaidon Press, Londra 1966, p. 106; Thuillier J., L’opera completa di Nicolas Poussin, Classici dell’Arte Rizzoli, Milano 1974, p. 86; Oberhuber K., Poussin. The early  years in Rome, Phaidon Christie's, Oxford 1988,  pp. 73-76

Annotazioni redazionali: Jacques Thuillier (1974) è stato il primo a riconoscere questa tela come uno dei primi lavori di Poussin a Roma, probabilmente eseguito per Cassiano del Pozzo, nella collezione del quale fu infatti ritrovato. Copie antiche testimoniano che la tela è stata tagliata nella parte superiore: il suo schema orizzontale, quindi, è dovuto quindi unicamente a tale mutilazione. Qui, a differenza di quanto accade nella tela della National Gallery (Cfr. scheda opera 45), Oceano – la cui presenza è spiegabile col fatto che secondo la tradizione mitica Aurora sorge ogni giorno dal mare – è posto sullo sfondo e non appare la figura femminile sdraiata, al posto della quale vengono invece dipinte le Ore che rivolgono l’invito ad Aurora di salire sul proprio carro, rappresentato sulla sinistra. Dietro ad esso anche qui il sole stenta a sorgere. Come nel dipinto di Londra (Cfr. scheda opera 45) Poussin ha inserito nella rappresentazione del mito un putto che tiene in mano un oggetto che viene mostrato a Cefalo; in questo caso però non è così chiaro di cosa si tratti, seppure per analogia si può ipotizzare un ritratto o, non vedendosene la parte frontale, uno specchio. Dunque, se fosse uno specchio si tratterebbe di un ammonimento a Cefalo alla prudenza, nel caso in cui invece fosse un ritratto della moglie Procri un invito alla fedeltà. Anthony Blunt riferisce la descrizione fatta dell’opera da Bellori, il quale riconosce nel giovane seduto davanti a Cefalo e Aurora la raffigurazione di Zefiro; il cigno dietro di lui viene spiegato dal critico in associazione al sole, in quanto il suo candore sarebbe simbolo di luce come asserisce Cartari. L’iconografia scelta da Poussin sottolinea il fatto che l’assenza di Aurora dai proprio doveri, a causa dell’amore incontrollabile per Cefalo, provoca lo sconvolgimento delle leggi naturali, tematica questa che non è mai apparsa nel mito tramandato nella versione ovidiana (Ceffc06) e che è andata invece affermandosi non in un’opera precisa, evidentemente, quanto nella cultura stessa del XVII secolo.

Roberta Talone