21: Cefalo e Procri

Titolo dell’opera: Morte di Procri

Autore: Piero di Cosimo (1462-1521)

Datazione: 1501-1510 ca.

Collocazione: Londra, National Gallery

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tavola (65,4 x 184,2 cm)

Soggetto principale: un fauno è inginocchiato accanto al corpo di Procri morta; un cane assiste alla scena.

Soggetto secondario: sullo sfondo altri cani

Personaggi: Procri, fauno

Attributi: cane (Procri)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.nationalgallery.org.uk/WebMedia/Images/69/NG698/eNG698.jpg

Bibliografia: Schubring P., Cassoni. Truhen und Truhenbilder der italienischen Fruhrenaissance: ein Beitrage zur Profanmalerei im Quattrocento,  Verlag von Karl W. Hiersemann, Leipzig 1915; Langton Douglas R., Piero di Cosimo, University of Chicago Press, Chicago 1946, pp. 53-60; Davies M., National Gallery Catalogues: the earliest Italian school, Londra 1951; Lavin I., Cephalus and Procris, transformation of an Ovidian myth, in “Journal of the Warburg Institute”, 17, 1954, pp. 260-286; Bacci M., Piero di Cosimo, Bramante, Milano 1966, p. 90; L’opera completa di Piero di Cosimo, a cura di Bacci M., Rizzoli, Milano 1976; Fermor S., Piero di Cosimo: fiction, invention and fantasia, Reaktion books, Londra 1993; Forlani Tempesti A., Capretti E., Piero di Cosimo. Catalogo completo, Cantini, Firenze 1996

Annotazioni redazionali: la tavola conservata a Londra, probabilmente parte della decorazione di un cassone nuziale (Bacci, 1966, p. 90), presenta un’iconografia particolare e piuttosto controversa:  una fanciulla, forse una ninfa come indicato sul dito della National Gallery, è sdraiata in terra priva di vita; sul collo una ferita provocata da un’arma non presente nel dipinto; accanto a lei un fauno inginocchiato sembra piangere per la triste perdita, mentre sulla destra un cane da caccia assiste alla scena. Non tutta la critica interpreta unanimemente il dipinto La morte di Procri (Davies, 1951), e in effetti la soluzione adottata da Piero di Cosimo sembra differire fortemente tanto dalla precedente tradizione iconografica, quanto dalle fonti letterarie antiche: non compaiono né Cefalo, né la lancia con cui questi uccise involontariamente la sua amata, né le fronde in cui Procri si sarebbe nascosta per spiare l’amato. Inoltre, nel dipinto la ferita mortale è stata inferta al collo, laddove la tradizione testuale a partire da Ovidio indicava in maniera piuttosto puntuale che la lancia si era conficcata nel petto di Procri. Differisce anche la posizione di Procri, di solito raffigurata inginocchiata o in piedi nascosta dietro alle fronde, in ogni caso mai distesa, fatta eccezione per la miniatura del Ms. 2361 di Erlangen (Cfr. scheda opera 18), come giustamente sottolineato da Lavin nel suo studio del 1954. Lo studioso, per supportare l’identificazione del soggetto raffigurato con la morte di Procri, sottolinea il forte interesse di Piero di Cosimo per la pittura nordica, ipotizzando che l’artista potesse essere a conoscenza della soluzione adottata dal miniatore di Erlangen. Il primo a spiegare le anomalie iconografiche del pannello e riconoscervi una raffigurazione particolare della morte di Procri fu Paul Schubring (1915), seguito poi da Lavin (1954), autorevolmente appoggiato da Panofsky: Schubring indicò come fonte della rappresentazione l’opera teatrale di Niccolò da Correggio, La Fabula di Cefalo (Ceffr03), composta per Ercole d’Este e rappresentata nel 1487 alla corte Ferrara in occasione del matrimonio di due giovani aristocratici. Fondamentale nell’identificazione della fonte è stata la presenza nella tavola del fauno, personaggio assente nella tradizione letteraria precedente, inserito invece nella Fabula, in cui riveste un ruolo di primo ordine. Inoltre, non si può sottovalutare la coincidenza cronologica delle due opere: la rappresentazione del Cefalo di Correggio risale infatti al 1487, ma il testo fu pubblicato nuovamente nel 1507, 1509 e nel 1510, e la tavola di Piero di Cosimo viene datata proprio al primo decennio del Cinquecento. A questo si aggiunga la coincidenza degli intenti delle opere (una rappresentazione teatrale in occasione di un matrimonio e un cassone nuziale), che vedono nel mito di Cefalo e Procri un ammonimento contro la gelosia destinato alle coppie di coniugi.

Roberta Talone