20: Cefalo e Procri

Titolo: Morte di Loth/Procri

Autore: Loyset Liédet (1420 ca.-1479)

Datazione: 1461 ca.

Collocazione: Bruxelles, Biblioteca Reale, manoscritto dell'Epitre d'Othéa di Christine de Pisan, Ms. 9392, f. 79v

Committenza: Filippo III il Buono, duca di Borgogna (1396-1467)

Tipologia: illustrazione

Tecnica: miniatura

Soggetto principale: Cefalo si avvicina agli alberi dietro ai quali è nascosta Procri brandendo una lancia e tenendo un cane al guinzaglio

Soggetto secondario: Sulla destra un uomo e una donna parlano nei pressi delle mura cittadine

Personaggi: Cefalo, Procri, uomo, donna

Attributi: lancia, cani (Cefalo); lancia (Procri)

Contesto: bosco nei pressi di una città

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Campbell P.G.C., L'Epitre d'Othea: etude sur les sources de Christine de Pisan, Champion, Parifi 1924;Lavin I., Cephalus and Procris, transformation of an Ovidian myth, in “Journal of the Warburg Institute”, 17, 1954, pp. 260-286

Annotazioni redazionali: la maggior parte delle testimonianze artistiche relative al mito di Cefalo e Procri attestate in età medievale sono costituite da una serie di miniature illustranti l’Èpître d’Othéa di Christine de Pisan, opera pubblicata per la prima volta intorno al 1400. Nel testo moralizzante (Ceffm12), l’autrice, cercando un parallelismo tra mito antico e etica cristiana, accusa Loth (questo è il nome della moglie di Cefalo nella versione del mito riportata nell’Èpître) di aver peccato di gelosia e di essere stata dunque punita con la morte. Nelle miniature analizzate da Irving Lavin nel suo studio del 1954, sono state individuate due diverse tipologie iconografiche per la scena della morte di Loth/Procri: la prima in cui il tragico evento viene rappresentato da solo (Cfr. scheda opera 15), la seconda in cui invece, come in questo caso, è corredato da altri episodi narrati nel testo. Lo studioso identifica nei personaggi sulla destra la rappresentazione del momento in cui Cefalo travestito corteggia Loth/Procri per testarne la fedeltà; tuttavia, dal momento che tale parte del mito non viene riportata nella versione dell’Epitre d’Othea, se accettiamo questa lettura dobbiamo supporre che il miniatore abbia fatto riferimento ad un altro testo. D’altra parte, questa ipotesi di lettura sembrerebbe ulteriormente supportata dal fatto che nella miniatura Cefalo è rappresentato come un semplice cacciatore e non come un cavaliere, dotato di una lancia e di due cani, elementi che sono stati spesso determinanti nell’identificazione del soggetto nell’arte antica. Tuttavia, dal momento che la veste delle due donne rappresentate è diversa, con più probabilità l’uomo e la donna sono stati inseriti a simboleggiare i destinatari dell’ammonimento morale insito nel testo, non indagare in fatti che non ti riguardano.

Roberta Talone