19: Cefalo e Procri

Titolo: Morte di Loth/Procri

Autore: 

Datazione: 1461 ca.

Collocazione: Oxford, Bodleyan Library, manoscritto dell'Epistre d'Othea di Christine de Pisan, Bodley MS. 421, f. 53v

Committenza:

Tipologia: illustrazione

Tecnica: miniatura

Soggetto principale: Cefalo scaglia la lancia verso i cespugli in cui è nascosta Procri

Soggetto secondario: Sulla sinistra Sodoma brucia mentre la moglie di Lot si gira indietro

Personaggi: Cefalo, Procri, angelo, moglie di Lot

Attributi: lancia (Cefalo)

Contesto: bosco con Sodoma in fiamme sullo sfondo

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Campbell P.G.C., L'Epitre d'Othea: etude sur les sources de Christine de Pisan, Champion, Parifi 1924;Lavin I., Cephalus and Procris, transformation of an Ovidian myth, in “Journal of the Warburg Institute”, 17, 1954, pp. 260-286

Annotazioni redazionali: la maggior parte delle testimonianze artistiche relative al mito di Cefalo e Procri attestate in età medievale sono costituite da una serie di miniature illustranti l’Èpître d’Othéa di Christine de Pisan, opera pubblicata per la prima volta intorno al 1400. Nel testo moralizzante (Ceffm12), l’autrice, cercando un parallelismo tra mito antico e etica cristiana, accusa Loth (questo è il nome della moglie di Cefalo nella versione del mito riportata nell’Èpître) di aver peccato di gelosia e di essere stata dunque punita con la morte. Nelle miniature analizzate da Irving Lavin nel suo studio del 1954, sono state individuate due diverse tipologie iconografiche per la scena della morte di Loth/Procri: la prima in cui il tragico evento viene rappresentato da solo (Cfr. scheda opera 15), la seconda in cui invece, come in questo caso, è corredato da altri episodi narrati nel testo. Nel foglio in esame, infatti, accanto alla scena dell’uccisione involontaria di Loth/Procri da parte di Cefalo, sono visibili sullo sfondo a sinistra una città in fiamme, la figura di un angelo e quella di una donna, identificati dalla critica come un riferimento all’episodio biblico della distruzione di Sodoma e Gomorra (Genesi, 19), e in particolare all’episodio della moglie di Lot che durante la fuga dalla città in fiamme, nonostante il divieto divino, si volta per guardare la città in fiamme e viene per questo trasformata in una colonna di sale. Sebbene il collegamento tra i due episodi possa sembrare azzardato, è in realtà la stessa Christine de Pizan a farvi riferimento nel testo, tanto implicitamente attraverso la trasformazione del nome da Procri a Loth, quanto facendo un riferimento esplicito alle Sacre Scritture. Nell’ottica moralizzante dell’Epitre, infatti, Procri, accusata di aver peccato di gelosia mettendo il naso in affari che non la riguardavano, può essere tranquillamente equiparata alla figura negativa della moglie di Lot, che voltandosi disobbedisce al monito dell’angelo

Roberta Talone