04: Cefalo e Procri

Titolo dell’opera: Procri cacciatrice

Autore: Bottega del pittore di Bowdoin (Beazley)

Datazione: 450 a.C. ca.

Collocazione: Magonza, Johannes Gutenberg Universitat

Committenza:

Tipologia: vaso attico (lekythos)

Tecnica: pittura a figure rosse

Soggetto principale: Procri cammina vacillando verso un albero a sinistra; tiene il braccio destro piegato dietro la testa e nella mano sinistra due lance. In basso a destra c’è un cane da caccia.

Soggetto secondario: in basso a destra un cane da caccia

Personaggi: Procri

Attributi: due lance, cane (Procri)

Contesto: scena all’aperto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Beazley J.D., Attic red-figure vase-painters, Hacker art books, New York 1984, vol. II, p. 693, n. 5; Simantoni-Bournia E., ad vocem “Prokris”, in Lexicon Iconographicum Mytologiae Classicae, Verlag, Zurigo-Monaco 1994, vol. VII, 1, p. 529, n. 1

Arredazioni redazionali: Procri viene generalmente rappresentata nella ceramica greca come una cacciatrice; e infatti, laddove si sappia per certo che non si tratti di Artemide, quando si trova rappresentata una donna nei panni di una cacciatrice si tende ad identificarla con Procri. Questa viene infatti descritta nel Cinegetico di Senofonte come una cacciatriceeccellente come Atalanta; tuttavia, poiché questo testo fu composto sul finire del V sec. a.C., non si può cercare un riscontro diretto tra fonti scritte e tradizione figurativa. D’altra parte, è piuttosto evidente che dovevano esistere altre versioni del mito di cui però, oltre a non esserci pervenuta la trascrizione, non abbiamo nemmeno alcuna notizia. Procri viene raffigurata come una giovane donna vestita con una tunica corta, dei calzari e un copricapo di cuoio; particolare la posa piuttosto drammatica: Procri manda il braccio destro dietro la testa, a sua volta reclinata all’indietro, quasi un gesto di disperazione e di sofferenza, elemento che secondo Eva Simantoni-Bournia (1994) aiuterebbe a distinguerla dalle altre cacciatrici donne. A questo atteggiamento si aggiunge la presenza di due lance nella mano sinistra e del cane Lelapo ai suoi piedi, due elementi che si trovano anche nelle raffigurazioni dell’inseguimento di Cefalo da parte di Aurora e che – anche in questo caso – tornano ad essere discriminanti nell’identificazione del soggetto. Da segnalare a tal proposito l’esistenza di un’oinochoe a figure rosse, conservata al Museo del Louvre, rappresentante una giovane cacciatrice con due lance e due cani, inserita nel catalogo del LIMC dalla Simantoni-Bournia, che però sottolinea come la presenza di due cani farebbe propendere per l’identificazione della giovane con un’altra cacciatrice mitica (forse la stessa Artemide, come segnalato nel sito del museo – http://cartelfr.louvre.fr/cartelfr/visite?srv=car_not_frame&idNotice=7392), dal momento che il cane Lelapo per i suoi particolari poteri non aveva bisogno di un “compagno di caccia”.

Roberta Talone