Ceffr09

1600

GABRIELLO CHIABRERA, Il rapimento di Cefalo rappresentato nelle nozze della cristianissima Maria Medici Regina di Francia e di Navarra, In Firenze appresso Giorgio Marescotti

 

PROLOGO

LA POESIA

Per serenar il duol ne gli altrui cori,

Favoleggiando in misurati accenti,

Io ne le nobil menti

Spiro da l'alto ciel sacri furori,

E di chi prezzo, & amo

Agito i petti, Poesia mi chiamo.

 

Vo colà pronta, ove virtù m'invita;

Quinci a te scendo riverente inchina

O inclita Reina

Cui l'alma Italia qual suo pregio addita,

Cui Francia alta desira,

E cui l'Esperia, e'l suo gran mondo ammira.

 

Già fu la cetra de gli amor compagna

le glorie io fei di tua beltà si chiare

Che Teti in grembo al mare,

Et in grembo a le nubi Iri si lagna,

E lagnasi non meno

E spero ardente in grembo al ciel sereno.

 

Hor tra le pompe, e gl'Imenei festosi

Ampi teatri, e scene eccelse indoro,

E spongo oggi fra loro

Al forsennato vulgo amori ascosi,

E tra bei suoni, e canti

Mostro d'antichi Dei vari sembianti.

 

Tempo verrà, che de tuoi figli altieri

In far cantando le vittorie conte,

Su l'Eliconio monte

Io farò risonar versi guerrieri,

Qual rimbombo di venti,

O per distrutto giel gonfi torrenti.

 

In tanto l'asta gloriosa, e l'armi

Non mai per forza, o per insidia dome,

E del tuo Marte il nome

Impiumo si d'infaticabil carmi,

Ch'a minacciarli assalto

Strale d'invidia non può gir tanto alto.

 

ATTO PRIMO

Aurora     Piagge del ciel serene

Lasciar vostri bei lampi hor non mi pento,

Tanto in terra di bene

Mi fa cercar Amor col suo tormento.

Uno de     Cefalo sorgi, che dal cielo un Nume

cacciatori   Entro nembi di rose a te s'invia

Di venerarlo, & adorar fa segno;

Che se non ben s'honora

Eterna potestà, si muove a sdegno.

Cefalo      Qual tu ti sia de le superne Dive,

Che tra mortali gloriosa scendi,

Sia per nostra salute il qui vederti;

Se Cintia sei, che per queste erme rive

Col corso usato di selvaggie belve

Brami per gli occhi tuoi nuovo diletto,

Io pronto sgombrerò di queste selve.

Aurora     Cintia non son, ch'a gli animali guerra

Muova con arco; e stral per le foreste,

Io son l'Aurora; e fo vedermi in terra

Per mitigar l'affanno,

Che le ferite d'un mortal mi danno.

Cefalo      E chi fu l'empio in terra,

O bellissima Dea

Che le celesti membra a ferir prese?

Pera l'empio, ch'offese

L'infinita bellezza,

Ch'egli adorar dovea.

Aurora     Non pera no, non pera,

Che non fora sicura oggi tua vita

Non fora no, sicura

Per che tu fosti autor di mia ferita.

Cealo      Lasso, deh lasso me, deh che sento io?

Autor io d'una colpa,

Che sovra ogni altra di fuggir desio?

Forse scoccando a saettar le fere

Questo mal fortunato arco t'offese

Contra ogni mio volere;

Ma se volgi 'l pensiero a la mia mente,

Tu lo sai come Dea, sono innocente;

Pur non sono innocente; io son ben degno

D'un'infinita pena;

Prendi questo coltello, eccoti il petto,

Hor bella Dea mi svena.

Un del      Ah che disdegno, & ira,

coro        Ah non ti turbi il petto,

Anco le vere colpe il ciel perdono;

E con veraci esempi

Ci dimostra ogni etate,

Che nel cor de gli Dei

Non può fallir pietate.

Aurora      A miglior tempo riserbate i preghi,

Non più fate sonar voci dogliose;

Le piaghe del mio cor sono amorose,

Che i lucidi occhi tuoi Cefalo apriro,

Ne per mia contentezza altro desiro,

Che nei regni del ciel farti beato;

Tu le miserie humane

Fuggir oggi da te vedrai lontane.

E cangerai da questa Diva amato

Il tuo caduco a sempiterno stato.

Cefalo      O' gran pregio del ciel oggi che pensi?

O' compagna del sol vuoi provar forse

S'ho riverente il cor quanto conviensi?

Ch'io tanto ardisca? io dell'Aurora amante?

O' bellissima diva io non son degno

Di colà por le labbra,

ove tu pon le piante

Aurora     Del Ciel le gratie da sprezzar non sono;

Disgombra l'humiltate a me noiosa,

A te stesso dannosa.

Uno del     Impetrerà mai fede

coro        Narrandosi ad altrui la meraviglia

Ch'oggi per noi si vede?

Cefalo      Tu bellezza celeste

Cerca d'un amator nel Ciel sereno;

Io vile huomo terreno

Seguiterò d'amar bellezza humana

Entro a queste foreste.

Aurora      Se terreno, e mortale

Schifi ne l'alto ciel di viver meco,

Io celeste immortale non schiferò qua giù di viver teco.

Cefalo      A sommi Dei non è da dar consiglio;

Fia ben ciò che farai.

Aurora     Ove il piede rivolgi? ove ne vai?

Cefalo      Per aspre selve a perseguir le fere.

Aurora     Oggi dal guardo mio non fuggirai;

Huomo non have incontro a Dio potere.

 

coro de cacciatori

 

Io tra foreste, e tra nervosi monti

di lunghe aste ferrate armo la destra,

Et a greggia silvestra

Di cervi altier per le ramose fronti

Et a cinghial torbido gli occhi, e bianco

Le curve zanne empio di piaghe il fianco.

 

Manca il rimanente del coro

 

 

ATTO SECONDO

Titone

 

Titone sol   Chi mi conforta ohime? chi più consolami?

per aria     Or che'l mio Sol, che si bei raggi adornano,

Il desiato lume, ahi lasso, involami?

La bellissima Aurora, onde s'aggiornano

Mie notti, innanzi tempo ecco abbandonami,

Ne pensa che queste hore unqua non tornano.

Quinci si trista in cor voce risuonami,

 

Oceano     Dispensator de l'ammirabil lume,

Che su destrier volanti

L'universo correndo orni, e rischiari;

Per che non sali ver gli eterei campi?

Et oltre al tuo costume

Lento soggiorni nel gran sen de i mari?

Se de gli eterni lampi

febo sei scarso al mondo,

Le strida de mortali al Cielo andranno;

Che'l pianto è grande, dov'è grande il danno.

Febo       O' de l'onde infinite

Sommo rettor, tu mi condanni in vano;

Almo Padre Oceano

Al viaggio fatale io non son lento;

Ecco il destrier, c'han ne le piante il vento,

Se son disposti al corso;

Mira l'aurato morso

A tutti intorno biancheggiar di spuma;

Par, che di calpestar gli alti sentieri

Ciascuno avampi, & arda;

Ne la mia destra a lo sferzar fia tarda.

Oceano     Dunque a destrier focosi allenta il freno,

E fa sonar le luminose rote

Su per lo smalto del bel Ciel sereno.

Febo       Come poss'io, se non appare ancora

Con la fronte di rose, e co' piè d'oro

A farmi scorta nel cammin l'Aurora?

Oceano     Per che cotanto indugia

La rugiadosa Diva?

Già per l'addietro di volarti innanzi

Mai non mostrossi scihva;

Febo       Forse Titon con amorosi preghi

Seco ritienla,, e le fa forza al core;

Ch'ogni termine sprezza,

Et ogni freno, & ogni legge Amore;

Uno del     Il fanciul che raccende

coro de     L'aria di si bei rai

le Deità     E forse Amor , ch'in verso noi discende?

Marine.     Amor è, rimirate

un'altro del  E la faretra, e l'arco,

detto coro   Che mortalmente impiaga,

solo.       E pur ogni alma di sue piaghe è vaga.

Amore      Illustrator del mondo,

Ch'ogni cosa discerni;

Omai disfrena i corridori eterni,

E sta del mare in fondo;

La bellissima Aurora a te non torna,

E sa, che senza Aurora

La notte non s'aggiorna;

Febo       Come come non torna? e chi raffrena?

E chi da me disvia?

La bella scorta mia?

Amore     Questa immortal faretra

Halle ferito il petto,

E si dolce diletto

Ella un bel viso rimirando impetra,

Che di te non rammente.

E non rammenterà, se pria non chiude

Quella percossa acerba,

E non spargo di mele i suoi martiri,

E non le dono il fin de suoi desiri.

Oceano     O' dell'alte quadrella

In terra, e in mar saettator famoso,

Espugnator d'ogni volere avverso,

Dolce soggiogator dell'universo,

Oggi che fai? Che tenti?

Mira, che su l'Olimpo errano indarno

I gran lumi celesti,

Se'n questi bassi fondi il Sole arresti.

Febo       Nulla forza contrasta

All'invitto valor del suo volere,

Ogni possanza trema

Al solo minacciar del suo potere;

Ma perche lungamente oscuro nembo

Vuoi, che funesti il volto de la terra,

et ingombri i mortali

Orribile spavento

D'ineffabili mali?

Amore     Perche regni memoria

Entro il cor de gli Dei del mio valore,

E nel mondo la giu cresca maggiore,

E mio pregio e mia gloria;

Stia rimirando, e taccia

La sempiterna, e la caduca gente;

Che può la mia faretra

Ciò, che vuol la mia mente.

Uno del     Odi come superbo altrui minaccia?

coro.       E pur gli scherza in viso

Lusinghevole riso

Amore      Amori, o vaghi amori

Su bell'ali veloci

Leggiadri volatori,

Dal vino avorio della gola hor esca

L'aura gentil de le soavi voci;

E perchè 'l pregio di mio stral più cresca,

Dite per l'universo,

Com'oggi s'innamora

La bella, e vaga Aurora.

 

Coro d'Amore

 

Che'l valor de gli strali,

Onde Amor dolce, e lusinghevol siede

Possa lo smalto aprir de cori avversi;

Mortali, & immortali

Con tante piaghe lor si ne fan fede,

Ch'omai sua gran possanza è da tacersi;

Tal ch'oggi io canterò gli altri diletti,

Onde l'arco amoroso ingombra i petti.

 

manca il rimanente del coro.

 

 

ATTO TERZO

Cefalo      Diva, se non amata

Come Donna mortale

Almen si come Dea

Da Cefalo adorata

A che mi vieni al fianco?

A che pur prendi in seguitarmi affanno?

Di si fatta vaghezza

Gli eterni Dei gran meraviglia havranno.

Aurora      Non sai che per Anchise arse d'Amore

Già lungamente il cor di Citerea?

E che dal sommo ciel Cintia scendea

Per l'altiera beltà d'Endimione?

non è de gl'alti dei biasmo l'amarvi,

Però che amano voi sol per bearvi.

Cefalo      Se nel colmo de Cieli

Non si condannerà tua nuova fiamma,

Che ne favelleran gli huomini in terra

Come lor si riveli?

Aurora     Dovrebbono ammirar nostra bontade,

Per cui non siam di noi medesmi avari,

Et inchini e devoti

Renderne gratie, e consecrarne altari

Cefalo      Io non ho pieno il cor di si gran senno,

Che m'opponga al valor di tue ragioni,

Ma Ninfa alma, e gentile

M'ha così preso il cor con le sue chiome,

E con l'ardor de suoi begli occhi puro,

Ch'io più del Ciel non curo.

Aurora        Se'l vivo foco, che m'avampa in seno,

Se la stanza immortal fra l'auree stele.

Hanno men di possanza entro al tuo petto,

Ch'un vile amor terreno;

Volgi la mente almeno,

Che s'io qui teco fo lungo soggiorno,

Il sol fia senza scorta,

L'aria non havrà lume,

La terra inferma perirà gelata;

Hor vuoi tu ruinar l'alto governo,

Che diede al mondo il creatore eterno?

Cefalo      O' Diva, il mondo è ne la man di Dio

Egli se'l curi; io curerò me stesso;

Notte       La beltà de l’Aurora

Per Cefalo bear negli altri regni

In terra oggi dimora,

Ne si sa disdegnar, ch’egli la sdegni;

Deh ne gli humani ingegni

Tanto saper si desti,

Ch’intendano i mortali

Come il lor verbo ben vien da celesti.

Uno dei     Tacita Dea, che ne cimerij campi

segni       Tenebrosa soggiorni,

celesti      Et indi uscendo per fatal decreto

Con prescritto intervallo il mondo adombri;

Per che contra l’usato

Fra le stelle del Ciel prendi la via?

Che per te si desia?

Notte       Lumi, che n’alto fiammeggiando eterni

Ornate in più maniere

L’immenso vel de le volubil sfere,

Anzi gli occhi di Giove io vo condurmi;

Et intender da lui,

Ch’ogni cosa à sua voglia ordina, e regge

S’à tutto l’universo ei cangia legge.

un altro     Ond’è cotal sospetto?

segno      Chi fa di tanto maltuo cor pensoso?

Cheta madre di requie, e di riposo.

Notte       Hor non sa rammentarsi

Il vostro cor, che la metà del tempo

Solo sopra la terra gli humidi nembi ho da tener cosparsi?

Uno altro   Non ti sembri fatica

segno      Palese far, perché così favelli

Ombrosa notte del silenzio amica.

Notte       Per che non sorge il Sol da l’Oceano,

Ma colà giù rimansi oltra il costume,

Et io non so dal mondo

Come partita far senza il suo lume.

un altro     Forse non sorge il Sol, per ch’egli attende

segno      La bell’Aurora, che gli voli avante,

Ne del Sol, ne di se non si rammenta;

La dove Amor tormenta

Il sore è morto, e la memoria è spenta.

Notte       Non vuò biasmar l’Aurora,

Che da ciascuna legge un core è sciolto,

Tosto ch’ei s’innamora;

Ma dovrà Giove rivoltersi in mente,

E far sì, che non pera

Tutto ‘l mondo sepolto

In tenebrosa sera.

Uno dei     Hor segui tuo cammino;

segni       Vola nell’alto, e sponi

il discreto tenor di tue ragioni;

Nulla cosa è non piana

Al gran saper divino.

 

 

Coro de segni celesti

 

Non è questo che splende il primier giorno

In cui superbo ne celesti campi

Amore illustri il suo possente impero;

Già da bel Sol di vago viso adorno

Soavi trasse, e dilettosi lampi,

Onde del gran Saturno arse il pensiero,

Si che in novel destriero

L’altezza ei chiuse del divin sembiante,

E mosse per le selve il piè sonante.

 

Manca il rimanente del coro.

 

 

ATTO QUARTO

Berecintia  Ne la magion stellante, e luminosa,

Eterni alberghi non soggiorna un Dio,

Che per alte beltate alto desio

Non gli abbia messa in cor fiamma amorosa.

          Ne pur e stanco ancor, ne pur si pente,

Ne pur si satia Amor di tanti esempi,

Che con suoi fochi dilettosi, et empi

Oggi fa de l’Aurora il petto ardente.

          Ella da l’alto ciel discesa in terra

Non cura più di rimenarne il giorno,

Sol per le selve trascorrendo intorno

Pace procura à la sua propria guerra.

          Ma sequel d’ogni cor dolce tiranno

Tosto la bella Dea non riconsola

Dal colpo havrà d’una saetta sola

Il mondo tutto irreparabil danno.

          Che se del Sole à rai l’usata scorta

Nel viaggio fatal non fa l’Aurora

Il Sol farà nel mar lunga dimora;

Sì nel mio grembo ogni virtù fia morta.

Amore      Di che diletti il cor così cantando

Antica Berecintia torreggiante?

Rammenti forse i celebrati ardori

De i trapassati amori?

Berecintia   O’ fiero cor sotto ridenti ciglia,

O’ tenero fanciul d’infiniti anni,

Fabbricator d’inganni,

Operator d’eccelsa meraviglia:

Non canto nò, non canto

Miei trapassati ardori.

Canto i novelli amori

Onde la bella Aurora infiammi, et ardi,

E piango il grave mal, cui tu non guardi

Amore     Non biasmar me, che dal mio ardor non viene

Mai cagion di dolore,

Vien cagion di dolor da l’altrui core

Quando gl’incendi miei non ben sostiene;

Pur ha tanto valor questa mia mano,

Ch’ogni grave tormento

In un solo momento

A voglia mia farà volar lontano.

Berecintia   Folle è chi ciò non crede,

Prova di mille esempi

Altrui ne può far fede;

Ma fa, che chiaro tu lo mostri ancora

Ne l’amor de l’Aurora.

Amore     Riposa omai riposa,

La bella Aurora ancor farò gioiosa;

Ma vuò mostrare impria

Quanto ha seco valor la pace ardente,

E la faretra mia.

Mercu.     Dove cercar d’Amore,

E dove ritrovarlo oggi poss’io?

Ei fu dipinte piume

Ratto via più che stral via più, che vento

Ha di volar costume,

Dunque dove cercarlo,

E dove ritrovarlo oggi poss’io?

Ecco colà s’io non m’inganno il veggio;

O’ pargoletto Dio,

Spiega le penne, e sali

Al concilio celeste;

Così comanda Giove,

Signor de gl’immortali.

Amore     Araldo de gli Dei,

Stellante messaggiero,

Deh mi rispondi, e di, se ti rimembra

Quando feci Saturno

Coprirsi nel sembiante di un Destriero?

Mercu.     Ciò fu, quando di Pelio in tra le Selve

Ei fe l’aria sonar d’alti nitriti.

Amore      Dimmi ancor, ti rimembra

Quando per la beltà di Proserpina

S’accese il gran Plutone,

E di lei fe rapina?

Mercu.     Hollo ben fermo in mente;

Egli se la rapì presso Etna ardente.

Amore     Dimmi ancor, ti rimembra

Quando Giove versossi in pioggia d’oro?

E quando egli mugghiò converso in Toro?

Mercu.     Ben ho di tutto ciò ferma memoria

Amor; ma non intendo

Perché di tanti amori

Or’ tu mi prenda à raccontar l’istoria.

Amore     Per che ti sia palese,

Che s’al mio gran potere

Non è poter che non s’inchini, e pieghi,

Mal consigliossi à comandarmi Giove,

Ma dovea farmi preghi;

Dunque tornando al sempiterno regno

Tu gli dirai, ch’à lui venir non degno.

Mercu.     Deh non t’infiammi sdegno,

Non hai cagion di disdegnarti Amore,

Giove non ti comanda, anzi ti prega,

Del così favellar fu mio l’errore;

Vientene meco Amore,

De gli huomini conforto,

Delitie de gli Dei,

Che sol de l’universo

Tu regnator, trionfator tu sei.

Amore      Hor moviam se t’aggrada;

Nulla si può trovar, che più mi stringa

D’una gentil lusinga.

 

Coro di Dei

 

In questo d’almi e di stellanti lumi

Regno senza alcun fin sempre sereno

Dentro de l’altrui seno

Corrono immensi di letitia fiumi

Alzi le vele ogn’hor l’altrui desire,

Ne lo prenda timor d’esser absorto,

Ch’in ogni parte ha porto

Questo infinito mar d’alto gioire

Varco non è, ch’alcuna volta aprire

Speri l’Affanno, ond’ei qui ponga il piede,

E qui segno non vede

Morte, ove possa con suo stral ferire

Hor con vero frvor d’immortal dire

Di chi tanto ci diè suoni la gloria,

E si cara memoria

Ingiustissimo oblio mai non consumi.

 

 

ATTO QUINTO

Giove      De l’alto Olimpo abitatori eterni,

Ben che beati in voi medesmi à pieno

Non cerchiate alcun ben fuor di voi stessi,

Non fu senza ragion formare il mondo,

Che di nostra bontà fosse vestigio;

E per non descordar da noi medesmi

Pur vuol ragion ch’ei si conservi in stato,

Però quando ne secoli primieri

Fetonte incauto fu le rote ardenti

smarriva il corso de l’eteree strade,

Io perché ‘l mondo non andasse in fiamma

Vibrai la destra à fulminar non lento;

Or per altra cagion non minor risco

Ecco sovrasta; divenuta amante

La bella Aurora fa soggiorno in terra,

ne la legge fatal più si rammenta;

Ella non scorge il sole, il sol da l’onde

Non mena il giorno, e tenebrosa notte

De l’aria i campi occuperà mai sempre,

Tal ch’ogni cosa sia destrutta in terra;

Quinci à l’ardor de l’amorosa dea

È gran ragion, che tua virtute Amore

Termine ponga, onde tuo titol sia

Conservator, non struggitor del mondo

Parte del    O bellissimo Dio,

coro       Quando era l’universo

In confusa caligine sommerso,

Tu pur fosti ad aprirlo,

Pur fosti ad abbellirlo

Altra parte  Dunque per ch’ei non torni

del coro    Confuso un altra volta

Le nostre voci, e i nostri preghi ascolta;

Empi il comun desio

O’ bellissimo Dio.

Amore     Quantunque a rischiarar l’alta possanza

De gli aurati miei strali

Opre meravigliose a tentar pigli

Non è già mio consiglio,

Ch’indi nascano mali;

Ciò pienamente oggi io farò palese;

A l’infiammata Aurora

Oggi del suo piacer sarò cortese,

Ond’ella possa far lieto ritorno

A gli uffici fatali;

In terra io spiego l’ali;

Voi su nel Ciel cantate

La mia gran potestate

Coro de     S’à la stagion primiera

gl’Iddei     Stato non fosse Amore,

tutto       La bellezza del mondo unqua non era,

E s’hor non fosse Amore, Il bel del mondo tornerebbe orrore

Amore     Per mille nobil prove

Già mia faretra io coronai di gloria,

Ma via più nobil pregio

Certo mi recherà l’alta memoria

De l’amor de l’Aurora;

Si col pensiero io veggio

Ne secoli futuri

Di lei cantarsi l’amorosa pena

In gran Teatro, e su mirabil Scena;

Ma vien la bella Diva,

io qui vuò star nascoso,

Et alquanto sentir ciò, ch’ella dice

Di suo stato amoroso.

Aurora     Che si dirà tra le mondane genti

Udendo ricontar, che d’una Diva

Per un huomo caduco

Fossero un tempo i desideri ardenti?

In fra vili mortali

Biasmo mi si darà, per che del vulgo

Sono i giudici frali;

Ma certo son, che à le reali orecchie

La fiamma mia non giungerà con biasmo;

Che i Re, come di stato

Sono à gli Dei vicini,

Così non meno hanno i pensier divini.

Amore     O’ fra l’alme beltà, che’l cielo apprezza

Non seconda bellezza;

Mira gli strali onnipotenti, e l’arco,

Che nuovamente il cor si t’ha ferito.

Aurora     Saettator fornito

D’alto foco infinito,

Onde ogni cosa accendi,

Deh per che meco à saettar non prendi

L’aspro smalto onde Cefalo s’indura;

Si ch’egli non rifiuti

Del mio felice amor l’alta ventura;

Amore     Cara scorta del giorno,

Ch’ove ti mostri fiammeggiando in cielo

Il ciel divien più de l’usato adorno;

Porgi le belle orecchie al parlar mio;

I secreti amorosi à me son noti

Poscia, che de gli amanti io sono il Dio;

Come Cefalo appar non far parola

Stringilo teco, e verso il ciel ten vola.

Aurora     Che mi consigli tu? s’egli non brama

Meco bearsi in quel superno regno,

Tu sai ch’ei non è degno.

Amore      Io piagherogli il petto,

E forte si l’infiammerò per via,

Ch’avrà sommo diletto

Di ciò, ch’or non desia;

Ecco ch’ei muove il piede

Con pensoso sembiante;

Prendi seco à parlar si come Dea,

Io mene torno su nel ciel stellante.

Aurora     Cefalo ascolta, ch’altra volta in terra

D’una sol voce mia non sarai degno:

Hai tu rivolto ò forsennato il core

Al ben, che ti promette

Il foco altier del mio celeste ardore?

Cefalo      Via più, ch’io non solea

Scorgo ne tuoi sembianti

D’almo splendore, e nel tuo sguardo ò Dea;

Ma de supremi Dei le viste eterne

Comprendono del cor le voglie interne

Si ch’è sciocchezza rea l’altrui mentire;

L’amor de la mia Donna

Di così fiero ardor m’empie la mente,

Ch’ei non mi lascia il tuo voler seguire,

E di ciò non potere

Ho bellissima Diva il cor dolente.

Aurora     Di tu veracemente?

Hor porgimi la man, fammi sicura

Come il tuo dir non mente.

Cefalo      Poi che così m’imponi

O’ diva, ecco la mano

Aurora     Et io dal mondo or ti farò lontano;

Salirai meco al sempiterno impero,

Vedrai, che fu la terra human pensiero

Di ben verace è desioso in vano.

 

Coro di Cacciatori

 

Ineffabile ardore,

Ch’à gli alberghi del ciel richiama il core.

Muove si dolce, e si soave guerra

Lusingando i pensier beltà mortale,

Ch’à volo un cor non spiegheria mai l’al

Per sollevarsi peregrin da terra,

Se non scendesse à risvegliarlo Amore.

Ineffabile ardore,

Ch’à gli alberghi del ciel richiama il cor

Caduca fiamma di leggiadri sguardi

Ci da per morte dilettoso assalto,

Ma verace beltà regna ne l’alto,

Indi arma l’arco, & indi avventa i dardi,

Che’l cor piagato han di bearvalore.

Ineffabile ardore,

Ch’à gli alberghi del ciel richiama il core.

Qual trascorrendo per gli eterei campi

Il Sol qua giù l’ombre notturne aggiorna,

Tale Amor su le stelle almo soggiorna,

E cosparge fra noi lucidi lampi

Per invogliare altrui del suo splendore.

Ineffabile ardore,

Ch’à gli alberghi del ciel richiama il core.

Quando il bell’anno primavera infiora

D’infiniti color ride il terreno,

Onde infinite ha Ocean nel seno;

Ma minor pena à numerar le fora,

Che d’Amor celebrar l’inclito onore

Ineffabile ardore,

Ch’à gli alberghi del ciel richiama il core.

 

LA FAMA

Poi che gli Esperij regni, e i regni Eoi

Gran Ferdinando di stupor colmai,

Si tue glorie cantando alto sonai

La tromba amica de sublimi Eroi.

 

Non credea tanto rimirar splendore

Su per le scene del Real diletto,

Che tuo nome illustrando, io trar del petto

Quinci dovessi mai voci canore.

 

Ma chi fra rei furor del mondo armato

Con amabile pace apparve altiero

A nulla impresa volgerà il pensiero,

Che tacer possa l’immortal mio fiato.

 

Figlio di genitor, ch’almi r soavi

Secoli addusse col valore egregio,

E genitor di figli, il cui gran pregio

Le gran virtù trapasserà de gli Avi.

 

Segui tuo stil, poni il fier Marte in bando,

Cerere prezza, orna la bella Astrea,

Diletto al ciel fatti beato, e bea;

Io di te sempre volerò cantando.