II-I sec. a.C.
APOLLODORO, Biblioteca, I, 9, 4; II, 4, 7; III, 15, 1
Traduzione tratta da: Apollodoro, I Miti Greci (Biblioteca), a cura di Scarpi P., traduzione di Ciani M.G., Arnoldo Mondatori Editore, Milano 1997, pp. 49-50, 115-117, 289-291
I, 9, 4
Dione, re della focide, sposa Diomeda, figlia di Xuto, gli nasce una figlia, Asteroida, e quattro figli, Eneto, Attore, Filaco e Cefalo, che sposa Procri, figlia di Eretteo. Poi Eos si innamora di lui e lo rapisce.
II, 4, 7
Il paese (la Cadmea) ne aveva gran danno e i tebani le offrivano ogni mese il figlio di uno dei cittadini (...) Anfitrione si recò ad Atene, da Cefalo figlio di Deioneo, e lo persuase, in cambio di una parte di bottino che avrebbe ottenuto dai Teleboi, a portare a caccia il cane che Procri aveva ricevuto da minosse e che aveva portato da creta ; questo cane aveva ricevuto in sorte di poter afferrare tutto ciò che inseguiva. Stava inseguendo la volpe quando Zeus li mutò entrambi in pietra. (...) Anfitrione conquistò tutte le isole (...) torna a Tebe con il bottino e cede le isole a Eleio e a Cefalo: essi fondarono le città che portano il loro nome e vi si stabilirono.
III, 15, 1
Eretteo sposò Prassitea (...) ed ebbe tre maschi (...) e quattro figlie, Procri, Creusa, Ctonia e Orizia. Ctonia sposò Bute, Creusa Xuto e Procri Cefalo figlio di Deione. In cambio di una corona d’oro, Procri si concede a Pteleone, ma Cefalo la scopre e lei si rifugia presso Minasse. Minasse se ne innamora e cerca di convincerla ad unirsi a lui. Ma se una donna si univa a Minasse, era perduta: infatti, poiché andava a letto con molte donne, Pasifae gli aveva somministrato una pozione a causa della quale egli quando si univa ad altre donne, eiaculava esseri mostruosi nella loro vagina ed esse morivano. Minasse possedeva un cane veloce e un giavellotto dal tiro infallibile: in cambio di questi Procri gli fa bere la pozione di Circe perché non possa recarle danno e si unisce a lui. Poi però, per timore della moglie di Minasse, torna ad Atene, si riconcilia con Cefalo e, insieme a lui, si reca a caccia: era infatti un’abile cacciatrice. Mentre Procri, nel folto della boscaglia, insegue una preda, Cefalo che non si era accorto di lei, lancia il giavellotto, la colpisce e la uccide . Viene processato sull’areopago e condannato a un esilio perpetuo.
