34: Pallade e Aracne

Titolo dell'opera: Dialettica (o Industria)

Autore: Paolo Caliari, detto il Veronese

Datazione: 1575-1577

Collocazione: Venezia, Palazzo Ducale, Sala del Collegio, soffitto

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela (150 x 220 cm)

Soggetto principale: una figura femminile tiene in mano una ragnatela

Soggetto secondario:

Personaggi: figura femminile

Attributi: ragnatela (Industria, Dialettica, Aracne)

Contesto:

Precedenti: disegno preparatorio (22,5 x 19 cm), Francia, collezione privata

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Piovene G.- Marini R., L’opera completa del Veronese, Classici dell’Arte Rizzoli, Milano 1968, p. 117 (183 L); Cocke R., Veronese’s drawings, with a catalogne raisonnè, Cornell University Press, New York 1984, pp. 200-203; Zuffi S., Veronese, Elemond Arte, Milano 1992; Pignatti T.- Pedrocco F., Veronese, Electa, Milano 1995, tomo II, pp. 308-310, 339-342; Merkel E., Gli “Exempla Virtutis”. Una riconsiderazione dopo il restauro del soffitto del Collegio, in Nuovi studi su Paolo Veronese, a cura di Gemin M., Arsenale Editrice, Venezia 1990, pp. 380-390; Gnocchi L., Paolo Veronese tra artisti e letterati, L. S. Olschki, Firenze 1994; Pedrocco F., Veronese, in “Art e Dossier”, 142, febbraio 1999; Campenausen B., Eloquente pittore, pingente oratore: Studien zu mythologisch-allegorischen Gemalden Paolo Veroneses, Scaneg, Monaco 2003, pp. 212-222; Gentili A., Terribile C., Di Monte M., Tagliaferro G., Veronese. La pittura profana, in “Art e Dossier”, 209, marzo 2005; Veronese. Miti, ritratti, allegorie,a cura di Nitti P., Pedrocco F., Romanelli G., Strinati C., Skira, Milano 2005.

Annotazioni redazionali: l’11 maggio 1574 un terribile incendio distrusse una parte delle sale del secondo piano del Palazzo Ducale; pertanto, furono nominati tre Savi addetti alla Rifabbrica del Palazzo, che nel 1575 commissionarono al Veronese la nuova decorazione del soffitto della sala all’interno del Palazzo Ducale in cui si riuniva il Collegio. Sappiamo che il lavoro fu portato a termine entro il 3 marzo del 1578, quando morì il doge Sebastiano Venier, ricordato nel fregio al di sotto del soffitto; già nel 1577, però, i dipinti furono incastonati nelle elaborate incorniciature lignee, opera dell’intagliatore Francesco Bello su un progetto del Palladio e del Rusconi. Il soffitto presenta tre grandi scomparti centrali, tre rettangoli e un ovato centrale, con la raffigurazione de Il Leone Marciano tra Marte e Nettuno, La Fede, Venezia dominatrice con la Giustizia e la Pace, cui corrispondono tre iscrizioni latine, rispettivamente: “Robur Imperii”, “Numquam Derelicta – Reipublicae Fundamentum”, “Custodes Libertatis”. I riquadri centrali sono affiancati sui due lati dalla raffigurazione delle otto Virtù cristiane in scomparti asimmetrici, a forma di ‘L’ quelli angolari con La Ricompensa, La Prosperità, La Fedeltà, La Moderazione, a forma di ‘T’ gli altri: La Purezza, La Mansuetudine, La Vigilanza, L'Industria (secondo altri la Dialettica). “Queste sontuose figure femminili, abbigliate con sete e broccati, splendide per i preziosi e limpidi effetti decorativi e per l’altissima qualità coloristica, contraddistinta dai cangiantismi e dalla trasparenza delle tinte, quasi annullano il limite dello spazio ristretto entro le ricche incorniciature dorate che le contengono, appoggiandosi a un telaio architettonico dipinto sugli sfondi che sembra proseguire da un riquadro all’altro, in una mirabile unità di spazio. Diversamente, i tre riquadri centrali fanno quasi parte a sé (…)” (Pedrocco, 1999). A completare il ciclo, sei tele con scene storico-allegoriche raffiguranti exempla di virtù civili riferiti a Lucio Cornelio Silla, Publio Decio Mure, Caronda, Zaleuco e due ad Alessandro Magno. Il programma iconografico, quasi sicuramente ideato da Marcantonio Barbaro (uno dei principali artefici del trattato di pace con gli Ottomani, stipulato nel 1573), era una celebrazione della Repubblica di Venezia dopo la vittoria nella Battaglia di Lepanto contro i Turchi (7 ottobre 1571), a sottolineare le glorie militari della città e il suo ruolo di baluardo della cristianità contro l’infedele. Il ciclo unisce temi sacri, profani, mitologici e storici in una grande figurazione allegorica che va poi a concludersi nella tela, subito successiva, con l’Allegoria della battaglia di Lepanto.Pare che Veronese avesse lavorato con il fratello Benedetto e altri aiuti, ma la critica non è in grado di indicare delle attribuzioni certe per le varie tele. Nel riquadro in analisi una donna vestita sontuosamente solleva tra le mani una ragnatela; nella cultura occidentale il ragno, così come il tessere e di conseguenza la ragnatela, è simbolo del lavoro meticoloso, cioè dell’Industria. È anche l’attributo per eccellenza di Aracne, grande esempio di operosità.

Chiara Mataloni