13: Pallade e Aracne

Titolo dell'opera: Aracne

Autore: anonimo incisore tedesco del XV secolo

Datazione: 1473 ca.

Collocazione: Giovanni Boccaccio, De Claris Mulieribus, Ulm 1473

Committenza:

Tipologia: incisione

Tecnica: xilografia

Soggetto principale: Aracne impiccata ad un albero; a sinistra un telaio, a destra una ragno

Soggetto secondario:

Personaggi: Aracne

Attributi: telaio, cappio, ragno, ragnatela (Aracne)

Contesto: giardino

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Angulo Iñiguez D., Las Hilanderas. Sobre la iconografia de Aracne, in “Archivio Español de Arte”, XXV, 1952, pp. 67-84.

Annotazioni redazionali: come ha sottolineato Diego Angulo Iñiguez, l’autore di questa incisione, pur avendo focalizzato l’attenzione sul momento del suicidio di Aracne, è riuscito a sintetizzare brillantemente il mito nei suoi tre momenti principali: la contesa con Minerva, il castigo divino e il successivo suicidio, la metamorfosi finale. Il telaio raffigurato sulla destra simboleggia la prima parte del racconto, quella in cui Ovidio fa riferimento all’abilità di Aracne nella tessitura, alla sua fama e alla contesa tessile con la dèa (Met., VI, vv. 1-128). Al centro il momento forse più drammatico dell’intera vicenda, quando – dopo essere stata aggredita dalla dèa – “la  poveretta non lo tollerò, e corse impavida a infilare il collo in un cappio.” (Met., VI, vv. 129-135). La scena, ambientata in un cortile, è resa con estremo pathos: si veda l’espressione del volto della giovane e le sue mani abbandonate. Sulla sinistra, la tela circolare e il ragno, anch’esso circolare riconoscibile dalle sei zampe, alludono alla trasformazione finale di Aracne (Met., VI, vv. 135-145). È chiaro che all’artista non interessava raffigurare la metamorfosi (generalmente, infatti, quando viene raffigurato questo momento Aracne è per metà donna, per metà ragno – Cfr. scheda opera 28) ma il suicidio, particolare su cui Boccaccio, nel capitolo del De Claris Mulieribus dedicato ad Aracne, si sofferma a lungo (Arafm10). A proposito di questa xilografia e di quella dell’edizione delle Metamorfosi di Bruges del 1484 (Cfr. scheda opera 14), Diego Angulo Iñiguez sottolinea che – rispetto alla successiva tradizione rinascimentale – questi due “artisti gotici” prediligono gli aspetti tragici del mito: il suicidio di Aracne e la sua metamorfosi in ragno.

Chiara Mataloni