04: Pallade e Aracne

Titolo dell'opera: Aracne al telaio

Autore: anonimo disegnatore fiorentino del XIV sec.

Datazione: 1370-80 ca.

Collocazione: Firenze, Biblioteca Nazionale, Codice Panciatichi 63, manoscritto de I libri delle Metamorfosi d’Ovidio, volgarizzato da ser Arrigo Simintendi da Prato, f. 48v.

Committenza:

Tipologia: disegno

Tecnica: penna a bistro

Soggetto principale: Aracne, in piedi davanti al telaio, indica una ragnatela

Soggetto secondario:

Personaggi: Aracne

Attributi: telaio, ragno, ragnatela (Aracne)

Contesto: interno con un telaio

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Francini Ciaranfi A.M., Appunti su antichi disegni fiorentini per le "Metamorfosi" di Ovidio, in Scritti di storia dell' arte in onore di Ugo Procaccino, Electa, Milano1977, pp. 177-180; Guthmüller B., Mito, Poesia, Arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel rinascimento, Bulzoni, 1997, pp. 125-127.

Annotazioni redazionali: questo disegno è tratto dal Codice Panciatichi 63, un manoscritto cartaceo contenente il volgarizzamento delle Metamorfosi composto dal notaio Arrigo Simintendi da Prato verso il 1330, la prima traduzione filologica dell’opera ovidiana. Scrive a tal proposito Bodo Guthmüller: "Simintendi vuole restare il più vicino possibile all'originale (Ovidio), sia nella lingua che nello stile e sceglie, quindi, per la traduzione, la prosa: gareggia con Ovidio nella brevità e nello spessore dell'espressione; pur di riprodurre con la massima fedeltà possibile la forma linguistica dell'ammirato testo classico non esita a piegare la lingua volgare a costruzioni latine che non gli sono famigliari.”. Il codice contiene oltre 70 piccoli disegni, la maggior parte dei quali posti a piè di pagina, opera di un anonimo disegnatore fiorentino che, come scrive la Francini Ciaranfi “illustrò queste Metamorfosi, probabilmente più per sé che per altri”. Queste illustrazioni presentano personaggi vestiti secondo la moda del tempo all’interno di architetture goticheggianti. L’illustrazione in questione viene descritta dalla studiosa come Aracne che “tesse la sua tela su un semplice telaio”. Troviamo una donna, con una lunga veste svasata, in piedi accanto a un telaio raffigurato in maniera piuttosto dettagliata mentre indica con la mano destra un ragno e la sua ragnatela; sul capo è visibile una corona. Questo dettaglio farebbe propendere per una diversa lettura del disegno, non Aracne davanti al suo telaio, ma Minerva che, dopo la contesa tessile, trasforma la sua rivale in un ragno. A favore della lettura della Ciaranfi rimane la scritta a penna, in corrispondenza del volto della donna, dov’è indicato il nome di Aracne.

Chiara Mataloni