03: Pallade e Aracne

Titolo dell'opera:

Autore:

Datazione: XIV sec.

Collocazione: Parigi, Bibliotheque de l’Arsenal, manoscritto della Divina Commedia di Dante,  Ms. 8530

Committenza:

Tipologia: illustrazione

Tecnica: miniatura

Soggetto principale: Dante e Virgilio osservano dei bassorilievi sul pavimento raffiguranti la caduta di Lucifero, il gigante Briareo, Aracne e Tamiri con la testa del re dei Persiani, Ciro.

Soggetto secondario:

Personaggi: Dante, Virgilio, Lucifero, Briareo, Aracne, Tamiri, Ciro (testa)

Attributi: corna, ali e coda da diavolo (Lucifero); freccia (Briareo); ragno (Aracne)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Brieger P.- Meiss M.- Singleton C.S., Illuminated manuscripts of the Divine Comedy,  Princeton University Press, New York 1969, vol. I, pp. 167-168, 309-313; vol. II, pl. 368a.

Annotazioni redazionali: nel XII canto del Purgatorio, Dante è invitato da Virgilio a osservare dei bassorilievi presenti sul pavimento raffiguranti esempi di superbia punita. Essi raffigurano tredici personaggi superbi (Lucifero, Briareo, Giganti, Nembrot, Niobe, Saul, Aracne, Roboam, Erigile, Sennacherib, Ciro, Oloferne, Troia), tratti sia da testi classici che da testi sacri, le cui vicende – narrate in altrettante terzine - dovrebbero servire a Dante come insegnamento (Purg., XII, vv. 13-15: “ed el mi disse: «Volgi li occhi in giùe:/ buon ti sarà, per tranquillar la via, veder lo letto de le piante tue»”).  Questa prima parte del canto è stata illustrata più volte all’interno dei vari manoscritti della Divina Commedia, probabilmente perché l’episodio consentiva di raffigurare diversi personaggi. L’anonimo illustratore di questo manoscritto ha scelto di rappresentarne quattro: Lucifero, “colui che fu nobil creato/ più ch’altra creatura, giù dal cielo/ folgoreggiando scender, da l’un lato.”; il gigante Briareo, caduto a terra “fitto dal telo/ celestial”; la “folle”Aracne; e Tamiri con la testa del re dei Persiani, Ciro. Aracne è raffigurata esattamente come la descrive Dante, “già mezza ragna” (Cfr. Arafm06); ella mantiene la testa e il busto da donna, mentre il resto del corpo è già trasformato in ragno. In questa miniatura, così come nella maggior parte delle illustrazioni relative a questo canto, l’artista non cerca di rendere realisticamente il pavimento con i bassorilievi; l’unico manoscritto in cui si suggerisce che le figure si trovano per terra è conservato nella Bodleian Library di Oxford (Ms. Holkham Hall 514, misc. 48, f. 79: http://www.bodley.ox.ac.uk/dept/scwmss/wmss/medieval/mss/holkham/misc/048.b.htm).

Chiara Mataloni