01: Pallade e Aracne

Titolo dell'opera: contesa tra Aracne e Minerva (o donne al telaio)

Autore:

Datazione: 600 a.C. ca.

Collocazione: Corinto, Museo Archeologico

Committenza:

Tipologia: vaso corinzio

Tecnica: aryballos

Soggetto principale: a destra due donne lavorano al telaio; a sinistra una donna colpisce un’altra; al centro una figura femminile assiste alla scena

Soggetto secondario:

Personaggi: cinque figure femminili

Attributi:

Contesto: interno con due telai e una credenza

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Davidson Weinberg G.- Weinberg S.S., Arachne of Lydia at Corinth, in The Aegean and the Near East. Studies presented to Hetty Goldman on the occsion of her seventy-fifth birthday, New York 1956, pp. 262-267; De Franciscis A., ad vocem “Aracne” in Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale, Roma 1958, vol. I, p. 531; Picard M.Th., Quelques observations au sujet de la frise du “Forum de Nerva”, a Rome, in Atti del settimo Congresso Internazionale di Archeologia Classica, Roma 1961, vol. II, p. 442, nota 35; Picard-Schmitter M.Th., Sur le chatiment d’Arachne: a propos d’une frise de le Fore de Nerva, in “Revue Archeologique”, 1965, tomo I, gennaio-marzo, pp. 61-63; Szilàgyi J.G., ad vocem “Arachne” in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae (LIMC), Artemis, Zurigo-Monaco 1981, vol. II, tomo I, pp. 470-471; Graves R., I miti greci, traduzione a cura di Morpurgo E., Longanesi, Milano 1995.

Annotazioni redazionali: questo piccolo aryballos corinzio di forma irregolare presenta un fregio a decorazione continua, in cui sono dipinte – in marrone e rosso porpora – cinque figure femminili intorno a due telai verticali. Gladys Davidson Weinberg e Saul Weinberg furono i primi nel 1956 a pubblicare e a fornire una descrizione dettagliata del vaso, che ebbero modo di vedere nel 1950. La lettura procede da destra verso sinistra: la prima donna lavora al telaio tenendo in mano due verghe; contrapposta a questa una figura particolare, più bassa della prima (i suoi piedi non poggiano in terra ma su una sorta di sgabello), con la testa troppo grande rispetto al corpo e un naso decisamente prominente, al punto che gli autori lo definiscono caricaturale, anche questa intenta a tessere; dietro questa figura una terza donna. Seguono le ultime due: la prima è di dimensioni decisamente maggiori rispetto alle altre e fronteggia una quinta donna, alle cui spalle è il secondo telaio. Per la presenza di due telai e per le dimensioni della penultima figura, i due studiosi escludono che la raffigurazione possa far riferimento alla storia di Penelope o a una semplice scena di genere, e propongono di leggere il fregio come la prima rappresentazione esistente della contesa tra Aracne e Minerva; secondo questa interpretazione la dèa sarebbe la figura di dimensioni maggiori. Mentre la donna al centro può essere identificata senza problemi come una giovane aiutante, il secondo personaggio da sinistra viene interpretato come Minerva travestita da vecchia. Da questa identificazione, per altro molto dubbia poiché in Ovidio non si trova alcun riferimento al fatto che la vecchia lavori al telaio, i due studiosi interpretano l’ultima parte del fregio, in corrispondenza col secondo telaio, come l’attimo successivo alla contesa in cui Minerva colpisce Aracne (Met., VI, v. 133); il fatto che si tratti di due episodi distinti sarebbe evidenziato dalla presenza tra l’aiutante e la dèa di alcuni elementi geometrici, posti a dividere i due momenti. Le incongruenze presenti in questa lettura vengono sottolineate dagli stessi autori, i quali però ipotizzano che a quella data si conoscesse una versione del mito molto diversa da quella tramandataci da Ovidio: a tal proposito ricordiamo che gran parte della critica ritiene che il mito di Aracne abbia un’origine arcaica, collegata a dei contrasti commerciali tra Atene e i centri dell’Asia Minore, e che il modo in cui Virgilio allude alla vicenda fa pensare che il suo pubblico la conoscesse bene (Cfr. Arafc01). A partire dal 1961, e poi in maniera più specifica nell’articolo del ’65, Marie Therese Picard tende a contraddire la lettura fornita dai Weinberg nel 1956, sostenendo che nel fregio dell’aryballos non ci sia alcun elemento che faccia pensare a una contesa. Più recentemente, Eve D’Ambra, nel suo testo dedicato al Foro di Nerva del 1993, sostiene la tesi della Picard e definisce la pittura in questione come una semplice scena di genere.

Chiara Mataloni