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1563

GIUSEPPE OROLOGGI, Annotazioni a Le Metamorfosi di Ovidio ridotte da Giovanni Andrea dell’Anguillara in ottava rima, Venetia 1563, Annotatione del sesto libro

 

La contenzione che nacque fra Pallade e Aranue intorno il tessere e ricamare ci da esempio che non dobbiamo giamai per eccelleza che paia che sia in noi, agguagliarse, gonfij dallo spirito della superbia, a Dio, et insuperbire di modo, che non reconoscendo il tutto da esto la tua bontà divina mossa dal giusto sdegno, habbia, facendoci craboccare in qualche gran miseria, a farci conoscere, che non siamo che debili, piccioli, e vili animali, allontanati che siamo dalla gratia sua, e che non sappiamo far cosa alcuna, ne intellettiva ne meccanica, qua giù, che la non sia fragile come una tela de ragno, come s’avide Aranne, quando essendo stata vinta da Minerva, fu trasformata in cosi piccolo, e vile animaloccio, che continuando nella sua ostinatione, non cessa di tessere le sue vane, e inutili, tele, forse per suo castigo, dandole peraventura ancora a credere di essere in coventione con quella invittissima Dea, la quale è dipinta con l’occhio fosco, con una lunghissima haste in mano, e con lo schudo di Cristallo, e con il corpo di corazza che ha dinanti di rilevo il capo di Medusa, l’occhio fosco, e il continuo pensiero che tiene l’huomo prudente, nei discorsi delle cose humane, facendose l’occhio fosco quando s’ha il pensiero fisso in qualche oggetto; che ci preme, l’hasta lunga ci da à credere , et à conoscere per verità espressa, che non può essere prudente, cui non mira le cose molto di lontano, e maggiormente nei maneggi di guerra, dovendose riparare all’insidie de nemici; è tenerle molto con l’hasta lunga lontane da noi, lo scudo di Cristallo, e per iscoprire l’inimico che ci sopragiugne all’improviso, e scoprendolo tutto à un tempo saperne difendere. Il capo di Medusa nel petto non è che la prudentia nelle nostre attieni, et operazioni, la quale dovemo per sempre havere nel petto, viva e pronta come la si scopre nel rilevo. (…) Tendono tutti i ricami di Pallade a far avertita Aranne che non voglia contendere con essa lei, perché non la succeda quello che successe ad Antigone (…). Finito l’opera di Minerva Aranne incominciò la sua (…). L’acconito colto nel monte Citoriaco e parso sopra Aranne trasformata in ragno è quello sdegno che ingombra quelli che veggono spregiare, e distruere l’opra sua, fatta con molta industria, e con longa fatica, come era la tessitura d’Aranne.