1522
NICCOLÒ DEGLI AGOSTINI, Tutti li libri de Ovidio Metamorphoseos tradutti dal litteral in verso vulgar con le sue allegorie in prosa et istoratio, Venezia 1522, V
Canto de Caliope
Com’hebbe al suo cantar costei fin posto
toccando la risposta a una di noi
a Caliope da l’altre fu imposto
che rispondessi con gli versi suoi
la qual shebbe levata in piedi tosto
ma perché forse dea più sta non voi
ad ascoltarmi havendo altro che fare
un’altra volta tel potrò narrare
Rispose Pallas tutto il che far mio
e sol in ascoltar la conclusione
di questa cosa, e per meglio udirlo
mi porrò a seder su questo cantone
Caliope alhor con volto ameno, e pio
pigliò la cethra, e con molta ragione
la sua voce adato con quella alquanto
per dar principio al dilettoso canto
Poi con verso sonoro, alto, e giocondo
com’era spesse volte usata a fare
disse che Ceres fu la prima al mondo
che cominciasse i campi a coltivare
e scemenar le biade a tondo atondo
e che le leggi havesse a ritrovare
le qual in pace fan poner le genti
e le discordie, e travagliosi stenti
E perché voi sapiate il caso apieno
de Typheo de lo qual questa ha cantato
che fu de insidie, e non de virtù pieno
e vuolse contra Giove andar irato
ma lui vennir lo fece presto almeno
però che dal cielo l’hebbe fulminato
e lo fece cader col capo adietro
come se stato fusse un fragil vetro
Et cinque monti ch’in Scicilia sono
li pose a dosso senza contentione
e sopra il capo ch’era in abandono
voltato verso de settentrione
gli pose, mongibel quel signior bono
che gietta foco sol per sua cagione
che essendo acceso del folgor ardente
conven foco giettar continuamente
Sopra li piedi che ver mezzo giorno
eran voltati quel signior sapiente
per più suo danno, e sempiterno scorno
gli pose i monti libei veramente
e fu la man sinistra el divo adorno
il more pacchio che tanto eminente
fu la dritta Peloro, ond’el si scosse
un tratto, e tutto l’universo mosse
Plutto signior del tenebroso choro
nemico de la luce alta, e superna
per tema di pattir qualche martoro
uscì con furia de la valle inferna
e venne sopra il gran monte Peloro
come colui che gli abissi governan
circando tutti i monti con affanno
se potessi esser fatto qualche danno
Essendosi ala fin certificato
che alcun periglio non poteva havere
e remirando i monti d’ogni lato
cominciò haver di lor molto piacere
e a suo diporto essendo un pezzo andato
Venus per farlo vinto rimanere
subito a sé chiamò con alto grido
il fanciulletto suo figluol Cupido.
Di Plutto e Proserpina
Presto Cupido al chiamar de la madre
li vene inazi e disse madre mia
ecco quel da le mebre alte, e leggiadre
vennuto a te che sol feruir desia
Venus a lui honor di nostre squadre
spacciati, non tardar poneti in via
ch’io son deliberata, e al tutto voglio
che abbassi de Plutto il fero orgoglio
Piglia il tuo arco, e gli dorati strali
c’han vinti gli altri Dei, col fomo Giove
al gran valor, al poter de li quali
vaglion poco celesti, e morrai prone
tempio gorgon cagion de tanti mali
già superasti con lor fiamme nove
più terribil che gli altri de l’Inferno
fede del tuo malor grande, e superno
Fa’ che sia conosciuto il tuo valore
como e nel modo i quello infernal loco
ne far di Plutto dolce figlio amore
come di Pallas che ti tolse a gioco
così Diana che per tanto errore
apprezza nulla il nostro ardente foco
vivendo caste, libere, e disciolte
a le tue forze che n’han unite molte
Cupido havendo udite le parole
di sua madre, assai la confortoe
e le saette fue come far suole
et l’arco senza indugia in man piglioe
et volo come quel che feruir vuole
povera Plutto, lo qual ritrovoe
che remirava Proserpina bella
mentre cogliendo fior se n’andava ella
In un bel loco Proguse nomato
co’ molte nimphe alhor Proserpina era
quando Cupido con il stral aurato
scese Plutto de la dama altera
qual come se vide innamorato
la pigliò in braccio, e lei co’ mesta ciera
chiedeva agiuto a le fide compagnie
et par che di sudor tutta le bagnie
Vedendo chel gridar non li giovava
li stratio li capeli, el vestimento
e la sua mala sorte biastemava
che pattir li facea tanto tormento
la madre poi per soccorso chiamava
ma in questo Plutto veloce qual vento
subito sul suo carro la portoe
et li cavalli per nome chiamoe
Dicedo a quelli hor fu gagliardo oineo
e tu fidato mio feroce Ottone
alfar sfrenato, e gagliardo Malpheo
fatte chal corso ogniu sebri un falcoe
per portar nosco nel centro phetheo
la bella figlia del mio duol cagione
la qual par sì ripiena de dolori
per ch’io la meno, e perc’ha persi i fiori
Haveva Proserpina assai fior colti
nel grembo, quando su quei verdi prati
fu presa a forza fra diletti molti
dal fier Plutton, e gli erano cascati
mentr’ella andava pe’ quei lochi incolti
e come sopra il carro fur montati
et che nominati hebbe i suoi destrieri
divenero più levi arditi, e fieri.
De Cyane fonte
Così poggi, valli, laghi, e stagni
da noli dirco mille ligue humane
Plutto superbo de li alti guadagni
giunse a una fonte ch’e detta Cyane
con li corrsieri suoi fidi compagni
et perche le mie rime non sian vane
così era detta la fonte polita
per una Nimpha in essa convertita
Laqual come da lungi udil venire
de Plutto pel rumor de li destrieri
fin al petto uscì fuor con molto ardire
verso di Plutto, e con sermoni alteri
nulla temendo cominciolli a dire
perché meni costei per tal sentieri
contra sua voglia con insidie tante
sendo figluola de l’alto tonante
Se la volevi pur teco menare
menarla a forza certo non dovevi
e primamente con humil parlare
fartela amica senza error potevi
queste cose non son da tolerare
gran dishonor, e gran biasmo ricevi
e sel mi fusse licito dirrei
di me che non mi aguaglio con li dei
Chio mi racordo ch di Anopia il fiume
già mi amò molto, e perciò non mi offese
anzi como e de li amanti costume
pregomi, e per sua sposa al fin mi prese
che così vuolse ogni celeste nume
però che in matrimonio mi richiese
così dovevi far tu Plutto anchora
e haver pietà di lei che langue, e plora
Onde per questo tu non passerai
giuste le forze mie per la mia fonte
ma senza indugia adietro tornerai
co’ le tue insidie a noi malvagie, e prote
Plutto perciò con lei s’adirò assai
e il suo tridente con superbia fronte
in man riprese, e inanemo i destrieri
ch’esser deggià al corso atti, e leggieri
Poi con ferocità crudel, e prava
col suo tridente la terra percosse
ne la qual fece sì profonda cava
che quella fonte subito seccosse
e l’acqua corse in lei che in ella stava
onde Cyane igniuda ritrovosse
sul letto della secca, arida fonte
tutta tremante con timida fronte
Plutto andò dopo a l’anime di perse
e quella afflitta nimpha pianse tanto
che in acqua finalmente si converse
ponendo a un tratto fin al corpo, e al pianto
così adimpì le sue voglie perverse
Plutto, dandosi dopo eterno vanto
di haver rapita la figlia di Giove
e per lei fatte sì mirrabil prove
Allegoria delle cose dette
La alegoria di Plutto è che la verità della historia fo che lo re Oreco di Molosia era inamorato di Proserpina e la madre non gli volea dare perciò che la volea dare a uno che fusse della casa delli Dei, per la qual cosa el detto Re fingiedo di andare per certe fue facende incontro Proserpina, la quale con molte sue compagnie coglieva fiori in uno dilettevole giardino facendosi di quelli bellissime ghirlande, dove el detto Re per forza la rapì e portola a Molosia, et perché a quel tempo uno grande signiore chiamato Theseo havea giurato di non tor moglie se non era della schiata delli Dei e havea pensato di havere Proserpina, onde quando udì che era stata rapitase deliberò di torla per forza allo detto Re e se unì con uno suo compagnio detto Peritoo il qual menò conseco Hercules e andarono allo re Orcco, il quale sapendo la loro ennuta pose alla guardia del suo palazzo uno cane alano il quale in greco è detto Cerbero, questo uccise Theseo e parte ne devorò. E haverebbe morto Peritoo se non fusse stato lo agiuto di Hercules. In questo Ceres la madre di detta Proserpina inqueri tanto che intese come il caso della figlia era sequito e non li giovò ben che Iove la dimandasse che mai la potesse rihavere, onde Ovidio aricondandosi di questa historia la pose fabulosamente al modo che è ditto nel testo, la moralità della quale questa per Plutto che rapì Proserpina si può intender la terra e per Proserpina lo humore di quella il quale cadendoli sopra vie’ rapito e ricevuto da essa terra, la qual terra prima chello riceva è arrida e secca. De Cyane fonte dico che vero e che già fu una fonte in longinque parti che havea questa propietà che sol dello humore della terra crescea le acque sue, il qual humor mancandoli per el rapimento di quella la detta fonte convenia rimaner secca e senza l’acque, e perciò dice il poeta fabuleggiando che Cyane si doleva con Plutto della rapina di Proserpina cioè si lagniava della terra che la havea tolto il suo humore che vie’ da Ovidio affigurato per la detta Proserpina.
