Prosfc18

II sec. d.C.

PAUSANIA, Descrizione della Grecia, I, 38 (5); II, 35 (7); VI, 21 (1-2); IX, 31 (5)

Traduzione tratta da: Pausania, Descrizione della Grecia, a cura di Nibby A., Vincenzo Poggioli Stampatore della R.C.A., Roma 1817


5. Il fiume Cefisso vicino ad Eleusi, scorre più rapido di prima; e presso di esso havvi l’Erineo (fico selvatico) luogo dove dicono, che Plutone quando rapì Proserpina discese. Presso questo Cefisso Teseo uccise il ladrone di nome Polipemone, e di soprannome Procruste.


7. Ritornando sulla via retta passerai l'Erasino e giungerai al fiume Chemarro. Vicino a questo è un recinto di pietre; di là, siccome dicesi, Plutone rapita la figlia di Cerere, scese nel creduto regno de' sotterranei. Lerna come di sopra ho mostrato è presso il mare; ed ivi celebrano la iniziazione di Cerere, chiamata Lernèa.


1. L'altra parte dell'Ippodromo non è un rialzo di terra, ma un colle non molto alto. Sulle radici del colle è stato edificato un tempio a Cerere di soprannome Camina. E credono essere questo un nome suo antico: imperciocché si vuole, che la terra in questo luogo ingoiasse il carro di Plutone, e di nuovo poi si chiudesse: altri affermano, che Camino Pisèo opponendosi a Pantaleone di Omfalione tiranno di Pisa, che tramava di ribellarsi dagli Elèi, fosse da Pantaleone morto, e co suoi beni fosse edificato a Cerere il tempio.


2. In vece delle antiche statue dedicò Erode Ateniese nel ginnasio di Olimpia Proserpina, e Cerere di marmo pentelico: ivi è stabilito, che si esercitino que' del pentatlo, e del corso. Allo scoperto è stata fatta una sponda di marmo: prima vi stava sopra un trofeo contro gli Arcadi. A sinistra dell'ingresso al ginnasio havvi un altro recinto più piccolo, ed ivi sono le palestre degli Atleti. Annesse al muro del portico del ginnasio ad oriente sono le abitazioni degli atleti rivolte ad affrico, e ad occidente.

5. Sulla punta estrema dell'Elicone è il Lamo, fiume non grande. Nel territorio dei Tespiesi è la così nomata Donacone; ivi è la sorgente di Narcisso, e dicono, che Narcisso in quest'acqua si specchiasse, e che non comprendendo, che mirava la ombra sua, non si avvedesse, che amava se stesso, e che per amore morì sul fonte. Questo è totalmente ridicolo, che uno, il quale ad una età di già siasi avanzato, da essere preso da amore, non distingua né quale sia l'uomo, né quale l'ombra dell'uomo. Un altro discorso ancora si tiene sopra di lui, meno conosciuto del primo invero, ma che pure si dice: avea Narcisso una sorella gemella, in tutte le altre cose simile a lui nella forma, ed ambedue aveano simile la chioma, e di una veste somigliante si rivestivano, ed alla caccia andavano insieme: si accese Narcisso di amore per la sorella, e siccome la fanciulla morì, andando egli sovente al fonte, comprendeva invero, che la sua ombra edeva, ma sebbene lo comprendesse, era sempre per lui un alleviamento all'amore, come colui, che non si figurava essere sua la ombra, ma sibbene di vedere la immagine di sua sorella. Il fiore narcisso però era stato dalla terra anche prima prodotto, a mio credere, se noi congetturare dobbiamo qualche cosa dai versi di Panfo. Imperciocché avendo molti anni prima di Narcisso Tespiese fiorito, dice, che la figlia di Cerere fu rapita mentre scherzava, e coglieva i fiori: e che fu rapita non ingannata con viole, ma con narcissi.