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60-30 a.C.

DIODORO SICULO, Biblioteca storica, V, 2-3

Traduzione tratta da: Diodoro Siculo, Biblioteca storica, volgarizzata dal Cav. Compagnoni, Tipografia di Gio. Battista Sonzogno, Milano 1820


Della Sicilia. Sue denominazioni: suo circuito: suoi antichi abitanti. Tradizioni riguardanti Cerere e Proserpina.


E che poi il ratto di Proserpina sia qui accaduto, ne serve a chiaramente dimostrarlo l'osservazione, che non v'è ricordo, che quelle Dee abbiano altrove mai abitato fuorché in quest'isola, da esse sopra ogni altra sommamente amata. Il qual ratto dicesi seguito ne' prati vicini ad Enna, luogo non lontano dalla città, ridente per le viole, ed altre specie di fiori bellissimi, e degno ad ogni modo d'essere ammirato. E tanta ivi dicesi essere la fragranza degli odori, che i cani mandati in traccia dele fiere non possono investigarle al fiuto per la forza troppa, che sui loro organi fa l'olezzar grande di quella campagna. È quel prato sopra un alto dosso, piano, ed irrigato; ed all'intorno è circondato di profondissimi precipizi: e si suppone situato nel mezzo di tutta l'isola; e perciò da alcuni è detto l'umbilico della Sicilia. In vicinanza sua hannovi ancora boschi, e praterie, cinti da paludi; e v'è una vasta spelonca, l'apertura della quale, che volge sotto terra, guarda al polo settentrionale; ed è da quell'apertura che favoleggiasi uscito Plutone col carro per portar via Proserpina. Aggiungasi poi, che le viole, ed ogni altra specie di odorosi fiori trovansi ivi continuamente tutto l'anno, sicché amenissima e gioconda è la vista del luogo a chiunque la osserva. E dicesi ancora, che colla figliuola di Cerere vissero Minerva e Diana tutto il tempo della sua educazione, per amore della virginità di lei ad essa affezionate, e che de' fiori con esso lei raccolti fecero insieme una veste al padre Giove.


Continuazione delle tradizioni riguardanti Cerere e Proserpina.

Ma non meno che a quelle due Dee, a Proserpina anch'essa sono state consacrate le praterie ne' contorni di Enna, e nell'agro siracusano la grande fonte, che chiamasi Ciane. Perciocché raccontasi, che Plutone, dopo aver rapita Core, cioè la fanciulla, che così chiamano la figlia di Cerere, avendola portata sul suo carro sino a Siracusa, aperta la terra scese bensì con essa all'Orco, ma fece sorgere allora il fonte detto di Ciane, a cui ogni anno i Siracusani celebrano una solenne panegiri, nella quale privatamente si sacrificano vittime minori; ma pubblicamente i sacrifizj si celebrano col sommergere nel lago de' tori. E fu Ercole, che introdusse quest'uso, quando scorse tutta la Sicilia cogli armenti di Gerione.