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CICERONE, Verrine, In Verrem Actio secunda, IV, 106-107
Testo tratto da: M. Tullii Ciceronis, In Verrem Orationes. Actio secunda – Liber IV De Signis, Libraire Hachette, Parigi 1886
106. Vetus est haec opinio, judices, quae constat ex antiquissimis Graecorum litteris ac monumentis, insulam Siciliam totam esse Cereri t Liberae consecratam. Hoc cum ceterae gentes sic arbitrantur, tum ipsis Siculis ita persuasum est, ut in animis eorum insitum atque innatum esse videatur. Nam et natas esse has in iis locis deas, et fruges in ea terra primum repertas esse arbitrantur, et raptam esse Liberam, quam eandem Proserpinam vocant, ex Hennensium nemore, qui locus, quod in media est insula situs, umbilicus Siciliae nominatur. Quam cum investigare et conquirere Ceres vellet, dicitur inflammasse taedas iis ignibus, qui ex Aetnae vertice erumpunt; quas sibi cum ipsa praeferret, orbem omnem peragrasse terrarum.
107. Henna autem, ubi ea, quae dico, gesta esse memorantur, est loco perexcelso atque edito, quo in summo est aequata agri planities et aquae perennes; tota vero ab omni aditu circumcisa atque directa est; quam circa lacus lucique sunt plurimi atque laetissimi flores omni tempore anni, locus ut ipse raptum illum virginis, quem jam a pueris accepimus, declarare videatur. Etenim prope est spelunca quaedam conversa ad aquilonem, infinita altitudine, qua Ditem patrem ferunt repente cum curru exstitisse abreptamque ex eo loco virginem secum asportasse, et subito non longe a Syracusis penetrasse sub terras, lacumque in eo loco repente exstitisse, ubi usque ad hoc tempus Syracusani festos dies anniversarios agunt celeberrimo virorum mulierumque conventu.
Traduzione tratta da: http://www.latin.it/autore/cicerone/orationes/in_verrem/
106. O giudici, è antica tradizione, che si fonda su antichissimi documenti e testimonianze dei Greci, che l'isola di Sicilia sia tutta quanta consacrata a Cerere ed a Libera. Mentre, da una parte, gli altri popoli pensano così, dall'altra gli stessi Siciliani ne sono convinti a tal punto che ciò sembra essere impresso ed innato nei loro animi. Infatti ritengono che queste dee siano originarie di questi luoghi e ritengono anche che in tale regione sia stata introdotta per la prima volta la coltivazione dei cereali, e che Libera, che essi chiamano anche Proserpina, sia stata rapita dal bosco di Enna, luogo che, poiché si trova in mezzo all'isola, è chiamato ombelico della Sicilia. Si tramanda che Cerere, volendo mettersi sulle tracce di Proserpina, accese delle fiaccole con le fiamme che erompono dal cratere dell'Etna e, protendendole dinnanzi a sé, attraversò l'intero mondo.
107. D'altra parte Enna, dove si racconta siano accaduti questi fatti che sto raccontando, è collocata molto in alto; sulla sommità di questo luogo c'è una grande pianura ed acque perenni, ma è da tutti i lati scoscesa ed a picco, senza possibilità di accesso. Intorno ad essa ci sono moltissimi laghi e boschi e rigogliosissimi fiori in ogni stagione, tanto che lo stesso luogo sembrava render noto quel rapimento della vergine, che fin da fanciulli abbiamo conosciuto. Infatti vicino vi è una certa spelonca rivolta verso settentrione dalla quale tramandano che improvvisamente venne fuori col carro il padre Dite e, rapendo la vergine da quel luogo, la portò con sé e subito non lontano da Siracusa penetrò sotto terra; improvvisamente in quel luogo in seguito venne fuori un lago, dove da allora fino a questo tempo, i Siracusani festeggiano le feste annuali per gli dei con grande partecipazione di uomini e donne.
