Drifr02

Nicolò degli Agostini, Ovidio Metamorphoseos in verso vulgar, Venezia 1522 (I ed.), IX, ff. 110v-111

De Driope

 

Io hebbi gia una gentil sorella

se nol sapete Driope nomata

molto, leggiadra, gratiosa, & bella

laqual fu in ver assai da phebo amata

e per piu chiaro dir giacque con ella

& lhebbe di amphion ingravidata

poi fu per sposa ad Andremon offerta

come ciascunno il sa per cosa certa.

 

Con questa, e con suo figlio un giorno essendo

sopra certe alte ripe andate a spasso

la dove se vedea con corso horrendo

scender un lago roinoso, al basso

che per quelle contrade discorrendo

de balza in balza gia, de sasso in sasso

& eravamo andate in quelle bande

per portar à le nimphe le ghirlande.

 

Un arbor detto lotto era gli appresso

del detto lago posto su la riva

e pel color purpureo c’havea in esso

tutta quella contrada ne gioiva

onde senza temer d’alcuno eccesso

Driope presto sotto lui giva

e di lui ruppe un picciol ramicello

e al figlio c’havea seco diede quello.

 

Io vuolsi anchora il somigliante fare

e mentre gliocchi a un ramicel drizzai

lo vidi tutto quanto sanguinare

onde smarrita a dietro me tirai

e larbor comincio forte tremare

tal che per quello alhor mi ricordai

che udi dir l’huna nimpha Lotos detta

gia tramutossi in quella pianta eletta.

 

[…]

 

Ma mia sorella Driope di questo

occorso caso nulla ne sapeva

e volendo fuggir con volto mesto

da Lotos la dolente non potea

che le gambe in radici cangio presto

e mentre che la man por si volea

al capo per pigliar sue chiome bionde

piglio in lor vece rami, e foglie, e fronde.

 

Cosi fu in arbor tutta tramutata

dannate a gliocchi miei, ma suo figliuolo

torse a poparla, e la trovo indurata

che fu cagion di accrescermi piu duolo

& eccoti arrivar in quella strata

il suo marito come uccello a volo

da suo padre Eurito accompagnato

che l’andavan cercando in ogni lato.

 

E a chiamar comincior con alti lai

Driope per quel loco dognintorno

ondio correndo a lor ge la mostrai

narrandoli di lei lhavuto scorno

cosi con quelli overa il tronco andai

iqual subitamente labbracciarono

che anchor pareva nel mirar temesse

e che da noi fuggir se ne volesse.

 

Mentre il marito, hor il padre labraccia

e che la basa assai pietosamente

era Driope fuor che ne la faccia

tutta in arbor conversa veramente

eperche ogni timor da se discaccia

ognun di lor parlo molto humilmente

giurando per gli dei del ciel como era

cangiata a torto in si strana maniera.

 

Ese dicio ti mento in questo loco

io prego il ciel che mi facci seccare

e che le legna mie sian poste al foco

si chio mi veggia in el tutto abbruggiare

troncata da secure in tempo poco

e se ver dico vi voglio pregare

che questo mio figliuol date a nodrire

e che facciate spesso a me vennire.

 

E amaestratel quando il tempo sia

di mandarlo da me che con bon core

me abbracci, e dichi dolce madre mia

io ti saluto e ho duol del tuo dolore

e anchor vi prego chin piacer vi sia

di ricordarli chel mi porti amore

et habbi arbori, e laghi in riverenza

perche troppo e di dei lalta potenza.

 

[…]

 

Allegoria de Driope

La allegoria de Driope si expone cosi Driope fu una donna che haveva uno figluolo & uno di sali sopra larboro di Lothos & presene uno ramicello & quando lo tolse ne usci acqua si come di colore di sangue percio che cosi e natura di quello arbore loquale li philosophi apropiano a quella virgine Lothos & questo nome era stato per antico. Onde Driope vedendo quella acqua rossa se ricordo della bonta di Lotos per lacui quello arbore era cosi nomato, tal che si dispose di non voler mai piu usare carnalmente percio dice Ovidio che lei si converti in arbore cioe in perpetua memoria. & e una generazione di arbori in Gretia liquali sono chiamati Driopi per ricordanza della castita de quella donna.