Giovanni Bonsignori, Ovidio Methamorphoseos vulgare (Venezia 1497), IX, cap. XLIX, cap. LIII
De Driope
Vedendo Iola Alcmena cussi suspirare: respose e disse madonna e perche per una fante cussi suspirate voi cussi: laquale non ve apertenia nulla; ma molto posso io piu suspirare duna mia sorella: laquale fo convertita in arbore et era chiamata Driope: laquale fo molto bella per laqual belleza Phebo giaque con lei: decui nacque Amphione poi fo sposata ad Andremone: ma era un luogo le cui ripe erano colorate di myrtela: et in quello luoco ando Driope con lo figliolo non sapendo cio che gli se dovesse intravenire: et solo erano venuti per portare le corone alle ninphe: et presso ad quelle ripe era un laco sopra lequale ripe era unarboro chiamato lotos: loquale era di colore de porpora. Alhora Driope prese uno ramicello et si lo de al figliolo che lhavia menato conseco et io volsi fare anchora trevolte cussi: come havia fato ella: alhora guardai et vidi cader di larbore gocie di sangue e vidi tuto larbore mover etremare. Alhora io cominciai a confermar quello che se dicea percio che diceano quelli dela contrada che quello arbore era stata una nimpha; laquale havia nome Lotos si come era chiamato quello arbore; lacui fabula sta in questa forma […].
Allegoria
La alegoria de Driope laquale fo una donna che havea uno figliolo: et uno di sali sopra larboro de lotos et presene uno ramicello: et quando lo tolse ne usi aqua si come sangue percio che cussi enatura di quello arbore. Loquale li poeti apropriaro a quella vergie Lotos: e questo nome era stato per antico: inde Driope vedendo quella aqua cussi rosa si ricordo de la bonta de Lotos percui quello arbore havea cussi nome: per laqualcosa se propose de non voler mai piu usare carnalmente: percio dice Ovidio che la fe converti in arbore cioe in perpetua memoria: et e una generation darbori in Grecia liquali sono chiamati driope per memoria de la castita di quella donna.
