17: Perseo e Medusa

 

Titolo: Perseo

Autore: Benvenuto Cellini

Datazione: 1545

Collocazione: Firenze, Museo Nazionale del Bargello

Committenza: Cosimo I

Tipologia: scultura

Tecnica: cera gialla; altezza 70 cm

Soggetto principale: Perseo mostra, dopo averla decapitata, la testa di Medusa

Soggetto secondario:

Personaggi: Perseo, Medusa

Attributi: calzari alati, elmo alato, spada (Perseo); capelli sotto forma di serpenti, (Medusa)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni: bozzetto in bronzo; scultura in bronzo

Immagini:

Bibliografia: Vasari, Le Vite…, 1568; Cellini, Vita di Benvenuto Cellini scritta da lui medesimo; Bocchi-Cinelli, Bellezze di Firenze, 1677; Supino, L’arte di Benvenuto Cellini, Firenze 1901; Henry Focillon, Benvenuto Cellini, Parigi 1911; Castelfranco Giorgio, Il Perseo da vicino, in “Emporium” 1937; Ettore Camesasca, Tutta l’opera del Cellini, Rizzoli Editore, Milano 1955; Somigli Guglielmo, Notizie storiche sulla fusione del Perseo, Associazione Italiana Metallurgia, Milano 1958; J. Pope-Hennessy, Il Cinquecento e il Barocco, 1966; Cesare Brandi, Cellini scultore, in “Atti dell’Accademia dei Lincei” n.177, 1972; Bruno Bearzi, Benvenuto Cellini ed il Perseo, in “Atti dell’Accademia dei Lincei” n.177, 1972; L’opera completa di Benvenuto Cellini: presentazione di Charles Avery, apparati critici e filologici a cura di Susanna Barbaglia, Rizzoli Editore, Milano 1981; Camesasca Ettore, Il Perseo da chamera, Libri e Documenti XI, 1985

Annotazioni redazionali: Questo bozzetto è menzionato in tutti gli scritti celliniani. Commissionato da Cosimo I nel maggio 1545 ed eseguito in due mesi, fu approvato dal duca ed assicurò l’esecuzione del Perseo. Da tutti lodato come opera addirittura superiore alla statua finale. Perseo si erge su una base a tamburo con Medusa in un groviglio tra i piedi: soluzione ingegnosa da orafo ma che mal si prestava ad essere realizzata su scala colossale. La figura è agile, elegante, bilanciata con leggerezza nell’atto di scavalcare il cadavere, piegando il viso di lato e reggendo il capo mozzo di Medusa all’infuori verso sinistra. Adolfo Venturi la considera un’invenzione “schietta e viva”, in una posa meno enfatica di quella poi del bozzetto in bronzo, con le braccia meno inarcate. Il giovane eroe qui china lo sguardo, come se si volesse ritrarre, per orrore, dal corpo esanime della Medusa. Non è ancora presente il cuscino sotto il corpo di Medusa, che comparirà poi nel successivo bozzetto in bronzo (Cfr. scheda opera 18 ). Venturi lo definisce come “il più bell’efebo che il Cellini vagheggiasse di fresca giovinezza, di rasate forme, di slancio cavalleresco”.

Valentina Granati