02: Perseo e Medusa

Titolo dell’opera: Medusa

Autore:

Datazione: 570 a.C. ca.

Collocazione: Siracusa, Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”

Committenza:

Tipologia: rilievo

Tecnica: terracotta policroma

Soggetto principale: Medusa

Soggetto secondario:

Personaggi: Medusa, Pegaso o Crisaore

Attributi: ali, calzari alati, Pegaso (Medusa)

Contesto:

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini:

Bibliografia: Freud S., La testa di Medusa, in Opere, Boringhieri, Torino 1922 [pub. 1940], IX, pp. 415 e sgg.;Giuliano A., ad vocem “Gorgone”, in Enciclopedia dell’arte antica, III, Roma 1960, pp. 982-985; Graves R., I miti greci, Longanesi, Milano 1963; Dumoulié C., ad vocem "Medusa", in Brunel P., Dizionario dei miti letterari, Bompiani, Milano 1995

Annotazioni redazionali: La terracotta, un tempo appartenente all’Athenaion di Siracusa, raffigura Medusa secondo lo schema iconografico corinzio, molto diffuso nelle rappresentazioni arcaiche del mito: un’enorme bocca a mezzaluna con zanne ai lati, dalla quale penzola sul mento la lingua, gote contratte, occhi sgranati e capelli con riccioli sulla fronte, ma lunghi fino alle spalle. Il volto è sempre rappresentato di pieno prospetto, mentre il corpo, piuttosto tozzo e fornito di due ali, è documentato nel tipo della corsa in ginocchio. Sotto il braccio tiene Pegaso o Crisaore, cavalli alati nati dal suo corpo acefalo. Giuliano (1960) e altri rintracciano il precedente iconografico in ambiente orientale, in modo particolare nelle rappresentazioni di Khumbaba nella saga di Gilgamesh. Secondo Graves (1963), invece, Medusa evocherebbe la società matriarcale, a cui subentra, con la decapitazione, quella patriarcale, personificata da Perseo. La maschera della Gorgone, infatti, aveva la funzione di allontanare gli uomini dalle cerimonie sacre e dai misteri riservati alle donne, che celebravano la triplice dea Luna; e Graves ricorda che gli orfici chiamavano la luna piena “testa di Gorgone”. La maschera era anche indossata dalle ragazze vergini per allontanare la “concupiscenza degli uomini” (Domoulié, 1995). Quindi, soggezione e fascino del sesso maschile verso la donna, ancor più evocato dalla divinità ancestrale della Dea Madre, i cui riti erano nascosti dal volto della Gorgone. La decapitazione come evirazione è infatti il sunto della lettura freudiana del mito.

Lorenzo Riccardi