65: Marte, Venere e Vulcano

Titolo dell’opera: La presentazione del ritratto di Maria de’ Medici a Enrico IV

Autore: Pieter Paul Rubens

Datazione: 1622

Collocazione: Parigi, Louvre

Committenza: Maria de’ Medici

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tavola (48 x 36 cm)

Soggetto principale: Presentazione del ritratto di Maria de’ Medici a Enrico IV

Soggetto secondario:

Personaggi: Giove, Giunone, Imeneo, Amore

Attributi: armatura, scudo (Marte); aquila (Giove); pavone (Giunone); fiaccola, corona di fiori (Imeneo)

Contesto: paesaggio campestre

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.uic.edu/depts/ahaa/classes/ah111/L19/19-40.jpg

Bibliografia: Baudouin F., Pietro Pauolo Rubens, Mercatorfonds, Anversa 1977; Held J. S., The Oil Sketches of Peter Paul Rubens, Princeton University, Princeton 1980, vol. I; Saward S., The Golden Age of Marie de’ Medici, UMI Research, Michigan 1982; Jaffé M., Rubens. Catalogo completo, Rizzoli, Milano 1989;  Bodart D., Rubens, Art Dossier, XLIV, Giunti, Firenze 1990

Annotazioni redazionali: Il dipinto fa parte di una serie eseguita per la decorazione della Galleria del Lussemburgo, palazzo abitato a Parigi dalla regina madre Maria de’ Medici. Questa era stata commissionata a Rubens dalla regina stessa, con un programma ben preciso, che doveva riguardare le Storie di Maria de’ Medici. Oggi le tele si trovano al Louvre, mentre la maggior parte dei bozzetti è conservata a Leningrado e a Monaco. In questa si può osservare una trasposizione del mito di Marte e Venere, in chiave allegorica ed attualizzata, per esaltare le figure dei sovrani, facendo di essi la personificazione degli stessi dei. Vi si rappresenta, infatti, il momento in cui il ritratto della giovane Maria viene presentato ad Enrico IV, con l’originale soluzione del quadro nel quadro. In alto, a dominare tutta la scena, sta la coppia divina di Giove e Giunone, archetipo dell’idea della coniuctio del matrimonio, che protegge, dall’alto, l’azione che si sta svolgendo. A sinistra, Giove, con la sua figura autorevole e, nel medesimo tempo, partecipe, avvolto solo da un luminoso manto rosso, tiene per le mani la sua sposa, ugualmente regale, ricoperta da un manto che le lascia scoperti i seni. Ambedue rivolgono il viso verso il basso, lì dove si sta sviluppando la storia dei due sposi. Alle spalle, gli animali, a loro rispettivamente sacri, un’aquila dal rostro prominente e le unghie aguzze, e, in corrispondenza, sull’altro lato, un pavone dalla coda a ruota luminosa, volgono il capo per guardare anch’essi verso terra, in analogia con le divinità di cui sono attributi. Scendendo al di sotto delle nuvole, su cui Giove e Giunone sono seduti, quasi in trono, si vedono Imeneo e Amore che tengono fra le mani il ritratto di Maria per presentarlo ad Enrico, che appare in armi, come un giovane Marte, per scegliere la sposa, la cui immagine lo attrae come Venere stessa. Il motivo che sottolinea questa associazione è il concetto iconografico convenzionale dei putti, che giocano con l’armatura dismessa di Marte, come simbolo di pace, che risulta dalla sua unione con Venere. Pertanto, nell’utilizzo di un’iconografia usata per presentare l’amore di Marte e Venere, è evidente l’intento di collegare i due personaggi reali a queste divinità, incorporando il tema, non solo del matrimonio di Giove e Giunone, ma anche di Marte e Venere. Potrebbe sembrare strano che il pittore abbia inserito il matrimonio allegorico di Marte e Venere, in quanto questo si riferisce al loro amore segreto e adultero (Platone, Vulfc07), ma ciò va ricondotto al tema della concordia discors, che divenne consueto nella letteratura latina, ripreso poi da Marsilio Ficino (Vulfr01) nel Rinascimento, e spiega l’uso di questa iconografia, sia nell’immagine comune del tema di pace politica sia come argomento di epitalami (Vulfc22). Su questa base, quindi, il motivo, che fa del matrimonio allegorico di Marte e Venere un soggetto adatto per l’argomento del quadro, è proprio la presenza dei putti che giocano con l’armatura che il re si è tolto, chiaro riferimento al tema dell’Amore vincitore, già presente nelle opere di altri pittori, sia nell’aspetto culturalmente legato al neoplatonismo (Cfr. scheda opera 21) sia nel tono più ironico (Cfr. scheda opera 33). Quindi i piccoli putti, che si divertono con lo scudo di Marte-Enrico, sono sicuramente segno che il prossimo matrimonio porterà un ritorno di pace e di armonia alla Francia. Questa, infatti, è rappresentata come una giovane donna che, convinta della felicità di questa unione, spinge Enrico e lo incoraggia nella sua scelta. La raffigurazione di Maria, attuata nel quadro, pur non assumendo la connotazione iconografica di Venere, diversamente da quanto risolto per il re-Marte, permette dei rimandi ben precisi alla dea. Il suo ritratto, infatti, è trasportato dalle mani di Imeneo, l’araldo di Venere, riconoscibile per la corona di rose, che avvolge le sue tempie giovanili, e la fiaccola, che porta in mano. Dall’altro lato Amore indica con la mano, al re, il volto della sposa. Il tema di Amore è ripreso da Rubens anche nel carro di Giunone, in alto a destra, decorato con la figura di questo che sormonta un’aquila: è un’allusione evidente del potere dell’amore che conquista anche gli dei, in questo caso Giove, come sarà anche per Marte-Enrico e Venere-Maria. Nonostante la serietà dell’argomento, il quadro di Rubens riflette quindi la gaiezza del concetto di Amore, appropriata alla gioiosa occasione.

Giulia Masone