52: Marte, Venere e Vulcano

Titolo dell’opera: Venere

Autore: Lambert Sustris

Datazione: 1560

Collocazione: Parigi, Louvre

Committenza:

Tipologia: dipinto

Tecnica: olio su tela (132 x 184 cm)

Soggetto principale: Venere gioca con le colombe

Soggetto secondario: arrivo di Marte

Personaggi: Venere, Amore, Marte

Attributi: colombe (Venere); freccia (Amore); elmo, scudo, lancia (Marte)

Contesto: camera da letto

Precedenti:

Derivazioni:

Immagini: http://www.wga.hu/art/s/sustris/venus_cu.jpg

Bibliografia: Pelter A., Chi è il pittore Alberto de Ollanda, in “Arte Veneta”, IV, 1950; Ballarin A., Profilo di Lamberto d’Amsterdam, in “Arte Veneta”, XVI, 1962, pp. 61-81; Brejon A. – Foucart J. – Reynaud N., Catalogue sommaire illustré des peintures du Musée du Louvre. Ecole flemande et hollandaise, Réunion des musées nationaux de Paris, Paris 1979, I; Sgarbi V., Giovanni de Mio, Bonifacio de’ Pitati, Lamberto Sustris: indicazioni sul primo tempo del Manierismo nel Veneto, in “Arte Veneta”, XXXV, 1981, pp. 52-61; De Jong J., Ovidian fantasies. Pictorial variation on the story of Mars, Venus and Vulcan, in H. Walter - H. Jürgen Horn, hrsg. von den, Die Rezeption der “Metamorphosen” des Ovid in der Neuzeit: der antike Mythos in Text und Bild, Mann, Berlin 1995

Annotazioni redazionali: Il dipinto tratta il tema dell’amore di Marte e Venere secondo l’interpretazione, molto frequente negli artisti del Rinascimento (Cfr. scheda opera 21 e scheda opera 22), che ripropone il motivo, già trattato da Lucrezio (Vulfc10) e da Ovidio (Vulfc14, vv. 563-566), del confronto sensuale fra la bellezza della dea e la forza marziale del dio della guerra, vinto dall’amore, in un’iconografia in cui Vulcano, il marito ingannato, non ha un ruolo espresso nel dipinto, anche se è richiamato da alcuni elementi. A sinistra, su un letto è distesa Venere, raffigurata in tutta la sua grazia e bellezza. È poggiata su un letto, nuda, con i capelli raccolti sulla nuca, fermati da un diadema, come la rappresenta Omero (Vulfc01, v. 288). Ella è intenta ad accarezzare, e forse a sollevare per le ali, una delle due colombe bianche, animali a lei sacri, simboli dell’amore, che tubano vicino a lei. A rafforzare il concetto di questo sentimento, un piccolo Amore, con le ali aperte, seduto a terra su un comodo cuscino, punta contro di loro una freccia, che ha preso da una faretra posta sulle sue spalle. Mentre è intento in questo gesto, alza la testa verso la madre, quasi a chiedere conferma e approvazione per quanto sta facendo. I due sono così intenti e sereni nell’osservazione dei due animali, e pacati nei loro atteggiamenti, da non sembrare essersi accorti di Marte, che sta arrivando sulla destra. Il dio avanza, ancora tutto armato, e si guarda intorno per rassicurarsi di non essere visto e spiato. Indossa l’elmo, la corazza lo scudo e gli schinieri. È coperto da un mantello giallo-oro, che gli svolazza sulle spalle, ad indicare la sua andatura veloce e affrettata, ma non ha l’aspetto marziale di un guerriero, bensì quello incerto e furtivo di un amante, che tenta di raggiungere in fretta la donna amata. L’ambiente interno in cui è posta la scena in primo piano, delimitato da un basamento con colonne di marmo colorato, adeguate al palazzo lussuoso che Vulcano aveva preparato per le nozze con Venere, si va poi aprendo a destra, lì dove sopraggiunge Marte, per allargarsi poi verso un paesaggio, inquadrato da alberi, sotto i quali, lontano, è posto un grande tavolo. Intorno a questo si intravedono sedute alcune coppie, una in cui due innamorati si tengono abbracciati sulle spalle, un’altra in cui sembrano leggere qualcosa da uno stesso foglio, altre non ben individuabili più indietro. Questo sfondo, che sta ad indicare la forza dell’amore che coinvolge gli dei e gli uomini, colpiti indifferentemente dalle piccole frecce del dio Amore, ribadisce con forza eloquente il concetto espresso dalle colombe in primo piano.

Giulia Masone